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Al di là della crescita delle superfici (e del consumo), è evidente la mancanza di parallelismo tra entità della Sau e valore del mercato; con tutta evidenza in Spagna i terreni vengono convertiti al biologico più per sfruttare il sostegno comunitario (non si spiegherebbe altrimenti il 50% di maggese/terreno non coltivato) che in chiave di mercato (sul cui versante, inoltre, le imprese agricole denunciano prezzi sostanzialmente analoghi a quelli riconosciuti ai colleghi convenzionali, mentre il differenziale di prezzo al pubblico è compreso tra il 20 e il 30% in più del prezzo convenzionale).
Terra Verde prosegue l’attività nata nel lontano 1711 dalla famiglia J. Navarro, attiva nel settore delle erbe officinali; ora conta una quindicina di punti vendita a Valencia, Palma de Mallorca e Alicante, serviti con 1.200 prodotti a marchi di proprietà da un magazzino centrale di 1.500 mq.
La produzione ortofrutticola biologica in Andalusia si è sviluppata notevolmente negli ultimi dieci anni, con destinazione i maggiori mercati d’esportazione: Germania, Francia e Gran Bretagna. In inverno e primavera in particolare, la regione fornisce agrumi, pomodori, cetrioli, peperoni, fragole, avocado, zucchine e molto altro sia al canale dell’ingrosso specializzato che alla grande distribuzione.
Con 18 addetti, Campina Verde svolge le funzioni di coordinamento, assistenza tecnica, assicurazione e controllo qualità. I tecnici agricoli sono con base a Malaga e Almeria, da dove visitano regolarmente i campi e le serre dei produttori.
La garanzia della qualità e la trasparenza sono le questioni più importanti per i clienti tedeschi dei prodotti spagnoli, su cui occasionalmente si rilevano non conformità.
Campina Verde coopera con 40 centri di condizionamento di singole imprese, ma anche di cooperative con centinaia di soci, immettendo sul mercato 20.000 t di ortofrutta l’anno, prevalentemente su contratti di produzione di lungo termine e prezzi minimi garantiti.
Le merci sono avviate sui mercati europei tramite grossisti e catene, la più importante delle quali è appunto Rewe, che si è posta l’obiettivo di diventare l’impresa alimentare più sostenibile d’Europa.
L’ingresso di Rewe nell’azionariato di Campina Verde tende ad assicurarsi in esclusiva il know-how di sourcing dell’azienda spagnola.
Secondo l’Observatorio de consumo y distribución alimentaria dello stesso ministero, nel 2007 consumava qualche prodotto biologico il 64.1% degli spagnoli (era solo il 37.9% nel 2005), mentre trattava qualche prodotto biologico il 47.3% dei punti vendita. Secondo la Confederacion de Consumidores y Usuarios de Madrid (CECU), però, solo il 7.5% degli spagnoli acquista qualche prodotto biologico abitualmente.
I 40,5 milioni di spagnoli esprimono un consumo medio pro capite di 13,5 Euro, meno di metà dei 28 Euro di spesa media pro capite in Europa (e in parte non irrilevante i 13,5 euro sono orientati su prodotti esteri: non a caso anche qualche impresa italiana ha aperto proprie filiali in Spagna). Il dato è stimato ancora più basso (6 euro l’anno) dall’Asociación Vida Sana (da 25 anni organizzatore della fiera Biocultura), ma sembrano più credibili i dati ministeriali.Il canale di vendita più importante è rappresentato dal dettaglio specializzato,costituito da circa 2.500 negozi (comprese le catene NaturaSì, TerraVerda, Ecoveritas, e Las Ventas), per il quale è stimata una quota del 75% del mercato, seguito dalla GDO (Eroski, Mercadona, Carrefour, El Corte Ingles, ecc) con il 20%.
Di recente il ministero regionale dell'Agricoltura e delle risorse idriche ha siglato un accordo con l'associazione delle imprese di trasformazione alimentare di Murcia, Alicante e Albacete per uno studio sul mercato dei prodotti biologici per verificare le potenzialità delle imprese della regione in ambito nazionale e mercati internazionali.