La Spagna vanta dal 2008 il primato  europeo per Sau biologica e in conversione (circa 1.3 milioni di ettari -con un aumento di circa 330.000 ettari sull’anno precedente- 800.000 nella sola  Andalusia), mentre i produttori sono ancora metà di quelli italiani (23.400, in aumento del 17 %). Il 50% della Sau certificata però non è coltivata.
Al di là della crescita delle superfici (e del consumo), è evidente la mancanza di parallelismo tra entità della Sau e valore del mercato; con tutta evidenza in Spagna i terreni vengono convertiti al biologico più per sfruttare il sostegno comunitario (non si spiegherebbe altrimenti il 50% di maggese/terreno non coltivato) che in chiave di mercato (sul cui versante, inoltre, le imprese agricole denunciano prezzi sostanzialmente analoghi a quelli riconosciuti ai colleghi convenzionali, mentre il differenziale di prezzo al pubblico è compreso tra il 20 e il 30% in più del prezzo convenzionale).
Il primo assortimento di prodotti biologici di impostazione dietetica si colloca a Barcellona nel 1975 (mentre è del 1978 la prima esportazione di prodotti biologici: si trattava di riso della comunità della Murcia). I negozi specializzati sono numerosi nelle principali città (Barcellona, Madrid, Valencia, Siviglia, ecc.), ma al di fuori del canale specializzato  l’offerta è scarsa e la gamma poco ampia.
Tra le catene, si segnala Ecoveritas, fondata sette anni fa da 4 famiglie e ora con 7 punti di vendita  a Barcellona città e cinque nell’hinterland (il pdv minore ha una superficie di 140 mq, il maggiore di 650, la media è di 350), che stima di servire 40.000 famiglie nell’area, con 4.000 scontrini giornalieri e un fatturato di circa 13 milioni di euro. Il 50% delle vendite deriva da prodotti spagnoli. La catena pubblica ogni 3 settimane un volantino di 8 pagine tirato in 10.000 copie per segnalare 70/80 prodotti in offerta ed è attiva nel marketing (il concorso 2007 tra i consumatori aveva in palio tre auto elettriche, quello 2006 100 buoni spesa da 100 euro, e ha registrato l’adesione di 150.000 persone).
Terra Verde prosegue l’attività nata nel lontano 1711 dalla famiglia J. Navarro, attiva nel settore delle erbe officinali; ora conta una quindicina di punti vendita a Valencia, Palma de Mallorca e Alicante, serviti con 1.200 prodotti a marchi di proprietà da un magazzino centrale di 1.500 mq.
Di recente la catena tedesca della grande distribuzione Rewe è entrata con una quota del 25% nel capitale dell'azienda di ortofrutta biologica Campina Verde con sede a Cordova in Andalusia.
La produzione ortofrutticola biologica in Andalusia si è sviluppata notevolmente negli ultimi dieci anni, con destinazione i maggiori mercati d’esportazione: Germania, Francia e Gran Bretagna. In inverno e primavera in particolare, la regione fornisce agrumi, pomodori, cetrioli, peperoni, fragole, avocado, zucchine e molto altro sia al canale dell’ingrosso specializzato che alla grande distribuzione.
Con 18 addetti, Campina Verde svolge le funzioni di coordinamento, assistenza tecnica, assicurazione e controllo qualità. I tecnici agricoli sono con base a Malaga e Almeria, da dove visitano regolarmente i campi e le serre dei produttori.
La garanzia della qualità e la trasparenza sono le questioni più importanti per i clienti tedeschi dei prodotti spagnoli, su cui occasionalmente si rilevano non conformità.
Campina Verde coopera con 40 centri di condizionamento di singole imprese, ma anche di cooperative con centinaia di soci, immettendo sul mercato 20.000 t di ortofrutta l’anno, prevalentemente su contratti di produzione di lungo termine e prezzi minimi garantiti.
Le merci sono avviate sui mercati europei tramite grossisti e catene, la più importante delle quali è appunto Rewe, che si è posta l’obiettivo di diventare l’impresa alimentare più sostenibile d’Europa.
L’ingresso di Rewe nell’azionariato di Campina Verde tende ad assicurarsi in esclusiva il know-how di sourcing dell’azienda spagnola.

Sul versante dei consumi, il Ministerio de Medio Ambiente, Medio Rural y Marino ha stimato in 550 milioni di Euro (le stime 2005 erano di un valore di 300 milioni) il valore del mercato biologico nazionale nel 2008; di questi, 230 milioni sono da  prodotti importati e 320 di produzione nazionale.
Secondo l’Observatorio de consumo y distribución alimentaria dello stesso ministero, nel 2007 consumava qualche prodotto biologico il 64.1% degli spagnoli (era solo il 37.9% nel 2005), mentre trattava qualche prodotto biologico il 47.3% dei punti vendita. Secondo la Confederacion de Consumidores y Usuarios de Madrid (CECU), però, solo il 7.5% degli spagnoli acquista qualche prodotto biologico abitualmente.
I 40,5 milioni di spagnoli esprimono un consumo medio pro capite di 13,5 Euro, meno di metà dei 28 Euro di spesa media pro capite in Europa (e in parte non irrilevante i 13,5 euro sono orientati su prodotti esteri: non a caso anche qualche impresa italiana ha aperto proprie filiali in Spagna). Il dato è stimato ancora più basso (6 euro l’anno) dall’Asociación Vida Sana (da 25 anni organizzatore della fiera Biocultura), ma sembrano più credibili i dati ministeriali.Il canale di vendita più importante è rappresentato dal dettaglio specializzato,costituito da circa 2.500 negozi (comprese le catene NaturaSì, TerraVerda, Ecoveritas, e Las Ventas), per il quale è stimata una quota del 75% del mercato, seguito dalla GDO (Eroski, Mercadona, Carrefour, El Corte Ingles, ecc) con il 20%.


È in corso un’iniziativa di comunicazione sui prodotti biologici realizzata dal ministero agricolo nell’ambito del Piano d’azione nazionale per l’agricoltura biologica 2007/2010, con sito web, azioni nei supermercati e materiale a stampa.
Di recente il ministero regionale dell'Agricoltura e delle risorse idriche ha siglato un accordo con l'associazione delle imprese di trasformazione alimentare di Murcia, Alicante e Albacete per uno studio sul mercato dei prodotti biologici per verificare le potenzialità delle imprese della regione in ambito nazionale e mercati internazionali.