Area: 9.826.675kmq
Popolazione: 307,2 milioni 
Capitale: Washington, DC
Divisioni amministrative: 50 stati e 1 distretto (il District of Columbia, dove si trova Washington), più delle aree dipendenti: Alabama, Alaska, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, District of Columbia, Florida, Georgia, Hawaii, Idaho, Illinois, Indiana, Iowa, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maine, Maryland, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, North Dakota, Ohio, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia, Washington, West Virginia, Wisconsin, Wyoming.
Aree dipendenti: American Samoa, Baker Island, Guam, Howland Island, Jarvis Island, Johnston Atoll, Kingman Reef, Midway Islands, Navassa Island, Northern Mariana Islands, Palmyra Atoll, Puerto Rico, Virgin Islands, Wake Island.
Lingua per gli affari: inglese
Valuta: Dollaro (US$, $)
Cambio: alla redazione del rapporto 1$ = 0.795€
2009: 0.7338
2008: 0.6827
2007: 0.7345
2006: 0.7964
2005: 0.8041

Gli Stati Uniti sono la maggior economia e quella tecnologicamente più potente del mondo, con un PIL pro capite di 46.900 $.
La Central Intelligence Agency presenta il Paese nel seguente modo:
In questa economia orientata al mercato, privati e imprese assumono la maggior parte delle decisioni, e i governi federale e statale acquistano i beni e i servizi necessari prevalentemente sul mercato privato. Le imprese industriali degli Stati Uniti godono di una maggiore flessibilità rispetto alle loro controparti dell’Europa occidentale e del Giappone sia nelle decisioni per espandere im loro impianti e investimenti sia nel licenziare il personale in esubero che per sviluppare nuovi prodotti.
Allo stesso tempo, devono affrontare più ostacoli per accedere ai mercati d'origine dei loro concorrenti di quanto non accada alle imprese estere per l’accesso nei mercati degli Stati Uniti.
Le imprese americane sono in prima linea nel progresso tecnologico, anche se il loro vantaggio si è ridotto dopo la fine della seconda guerra mondiale.
L'impatto della tecnologia spiega in gran parte lo sviluppo graduale di un "mercato del lavoro a due livelli", in cui chi sta nelle posizioni basse non ha l’istruzione e le competenze tecniche e professionali di chi sta più in alto, senza riuscire a ottenere analoghi incrementi retributivi, copertura assicurativa sanitaria e altri benefit.
Dal 1975, praticamente tutti gli aumenti in termini di reddito familiare sono andati verso il 20% delle famiglie più benestanti.
La guerra del marzo-aprile 2003 e la successiva occupazione dell'Iraq hanno imposto di stornare quote significative del bilancio a favore delle spese militari; l’impennata dei prezzi del petrolio tra il 2005 e il primo semestre del 2008, l'inflazione, la disoccupazione, i prezzi in salita della benzina hanno eroso il budget dei consumatori.
A metà 2008 la recessione economica globale, la crisi dei mutui sub-prime, i fallimenti di alcune banche d'investimento, il crollo delle quotazioni immobiliari e la stretta creditizia hanno spinto gli Stati Uniti nella recessione più profonda e più lunga dalla Grande Depressione, con il PIL in discesa fino al terzo trimestre del 2009.
Per aiutare i mercati finanziari a stabilizzarsi, il Congresso nell'ottobre 2008ha istituito il Troubled Asset Relief Program (TARP), dotato di 700 miliardi dollari, utilizzati in parte per l'acquisto di partecipazioni in banche società industriali statunitensi. Nel gennaio 2009 il Congresso ha approvato altri $ 787 miliardi di stimolo fiscale da utilizzare nell'arco di 10 anni per creare posti di lavoro e per sostenere il recupero dell'economia recuperare. Circa due terzi di questi fondi saranno iniettati nell'economia nel 2010.



L'agricoltura biologica
Sono disponibili dati sintetici successivi, ma per la loro completezza è opportuno riferirsi ai dati del censimento 2007.
All’epoca, erano attive 20.437 aziende agricole biologiche, su 2.577.418 acri (1.043.044 ettari, di poco superiore alla superficie biologica italiana), con una superficie media di 51,04 ettari.
Il fatturato complessivo (franco azienda) nel 2007 è stato di 3.16 miliardi di dollari (1.94 di produzioni vegetali, 1.22 di produzioni zootecniche). Secondo il 2007 Census of Agricolture, le vendite medie delle aziende biologiche sono state di  $217,675 (+61% rispetto ai 134.807 delle aziende convenzionali).
Oltre l’80% delle vendite nel 2008 è stato rivolto al commercio all’ingrosso, in primo luogo a trasformatori, mulini e confezionatori (28,7 per cento) a distributori, grossisti, mediatori o riconfezionatori (26,6 per cento).
La vendita ai dettaglianti ha raggiunto il 10,6 per cento, in ngran parte (5.3%) ai supermercati convenzionali e per il 3,5 per cento a punti vendita specializzati.
Il restante 6,8 per cento è rappresentato da vendite dirette in azienda o “you-pick” (il consumatore provvede personalmente al raccolto in campagna), l’1,9 per cento è generato nei farmers 'markets e l'1 per cento attraverso accordi di CSA (Community Supported Agricolture, simile agli schemi di abbonamento).
La maggior parte dei produttori ha venduto le produzioni a livello locale (il 44 per cento ha riferito di vendite entro 100 miglia dalla sede dell’azienda) mentre il 30 per cento ha segnalato  vendite a carattere regionale (oltre 100 miglia, ma meno di 500 miglia dall’azienda).
Un altro 24 per cento ha riferito di vendite a livello nazionale (500 miglia o più di distanza) e  solo il 2 per cento ha segnalato attività di export.
Circa il 20% delle aziende agricole biologiche Usa si trova in California.
I primi 10 Stati per numerosità di aziende, sempre sulla base dei dati del censimento, sono indicati in tabella 7.




Dai dati esposti si può verificare agevolmente che la concentrazione della Sau non è un fenomeno che riguardi solo l’agricoltura convenzionale statunitense, ma si estende anche a quella biologica.
866 aziende, infatti, coprono circa il 60% della superficie biologica complessiva.



I National Organic Standards dell’Usda prevedono che nella maggior parte dei casi i terreni debbano effettuare una convenzione triennale, e quindi i ritmi della produzione sono temporalmente sfasati rispetto all’aumento della domanda; l’aumento delle superfici non è sufficiente a evitare la frequente carenza di alcuni prodotti (in particolare cereali e soia, con la conseguente pressione nei confronti della zootecnia e dei prodotti derivati), limitando così il potenziale di sviluppo o imponendo il ricorso all’importazione.



Popolazione impiegata in agricoltura, pesca, foreste (2009): 0.7%
Contributo al PIL dell’agricoltura (2009): 1.22%
Produzioni vegetali più importanti: grano, mais, altri cereali, frutta, ortaggi, cotone.
Produzioni animali più importanti: carne bovina, carne suina, lattiero-caseari.
Altre produzioni: prodotti della pesca, prodotti della forestazione.
Numero delle aziende agricole: 2.204.792 (2007)
Superficie agricola: 922.095.840 acri (373.158.947 ettari) (2007)
Superficie aziendale media: 418 acri (169,15 ettari) (2007)
Superficie in agricoltura biologica: 1.043.044 ettari (2007)
Superficie aziendale biologica media: 51.04 ettari (2007)
Per i dati quantitativi ci si è basati sulle risultanze del più recente censimento agricolo (2007) pubblicato  dall’U.S. Department of Agricolture.
I dati medi coincidono con la percezione dell’agricoltura statunitense così com’è diffusa in Europa: un sistema produttivo con aziende di grandi dimensioni, moderno e particolarmente industrializzato.
Dato che l’immagine è falsata dagli artefatti statistici, al di là del dato medio, è estremamente opportuno analizzare il dettaglio.


Dal dettaglio risulta che, anche se la superficie media è di 169 ettari, il 68% delle aziende ha una superficie inferiore ai 72 ettari (tra queste, il 28.13% dai 3 ettari e mezzo ai 20 ettari, e con un ulteriore 10.56% che conta su 3 ettari e mezzo o anche meno).

Anche per quanto riguarda il reddito, risulta sì che le vendite medie sono di 134.807 dollari, ma anche che il 71.1% delle aziende ha vendite inferiori a 20.000 euro (pari a 1.655 euro al mese), poco compatibili con l’immagine delle big farm statunitense diffusa nella percezione europea.
Di più: il 59.8% ha vendite annue inferiori a 8.000 dollari (al cambio odierno meno di 6.392 euro, corrispondenti a una media mensile di 532 euro) e il 40.84% (oltre 900.000 aziende) ha vendite addirittura per meno di 2.000 euro all’anno, che equivalgono a 167 euro al mese.
L’importo denuncia inequivocabilmente che per quattro aziende su 10 la produzione è di sussistenza, destinata prevalentemente all’autoconsumo, se non quasi hobbistica; non a caso per il 59.9% degli operatori l’attività agricola è secondaria a un’altra attività.
Dal punto di vista della conduzione, il 94.4% è poi rappresentato da aziende diretto coltivatrici, e solo il 5.6% da imprese di capitale.
La presentazione e l’analisi dei dati a livello dei singoli Stati esulano dallo scopo del presente rapporto, ma la lettura attenta del dato nazionale consegna un’immagine di un’agricoltura con un elevata incidenza del part time, con quattro agricoltori su 10 impegnati su meno di 20 ettari e con 6 agricoltori su 10 che registrano vendite di entità analoga al nostro trattamento minimo di pensione INPS.
Solo meno del 22% delle aziende fattura più di 50.000 dollari annui (39.984 euro).

Secondo il rapporto 2010 Organic Industry Survey dell’Organic Trade Associartion, nonostante lo stato di generale difficoltà dell'economia, nel corso del 2009 le vendite di prodotti biologici hanno continuato a crescere.
Sono infatti aumentate del 5,3 per cento complessivo, raggiungendo 26,6 miliardi dollari, 24,8 dei quali derivano da vendite di alimentari (1,8 miliardi derivano dal non food).
"Mentre il totale delle vendite alimentari degli Stati Uniti nel 2009 è cresciuto soltanto del 1,6 per cento, quelle di alimenti biologici sono cresciute del 5,1 per cento, e il non food del 9,1 per cento rispetto al totale delle vendite non alimentari che hanno avuto una flessione dell’1 per cento. Questi risultati dimostrano che, anche in tempi difficili, i consumatori hanno capito i vantaggi che offrono i prodotti biologici e prima di rinunciarci, eventualmente taglia altre spese”  ha commentato Christine Bushway, direttore esecutivo dell’OTA.



A vedere la crescita più significativa  è stata l’ortofrutta, che rappresenta il 38 per cento delle vendite biologiche complessive e  nel 2009 ha quasi raggiunto i 9,5 miliardi dollari di vendite, con un +11,4 per cento rispetto al 2008. Ancora più significativo è il fatto che l’ortofrutta biologica ora rappresenta l’11.4% di tutta quella venduta negli Usa.
All’approvazione del National Organic Program nel 2000, le vendite di ortofrutta biologica valevano 2,55 miliardi dollari, pari a circa il 3 per cento del mercato complessivo di frutta e verdura.
Sempre nel 2000 le vendite dei prodotti alimentari biologici nel loro complesso valevano 6,1 miliardi dollari: hanno quindi più che quadruplicato, passando dall’1,2 per cento delle vendite alimentari al 3,7 per cento.

 Il canale di vendita principale è rappresentato dal retail convenzionale (supermercati, negozi e cooperative di consumo), con il 54 per cento del venduto. I retailer specializzati seguono con il 38 per cento delle vendite. Anche se rappresentano ancora una percentuale minore, i farmers’ market, la CSA (agricoltura sostenuta dalla comunità) e le vendite dirette in azienda incontrano sempre più l’interesse dei consumatori orientati ad acquistare a livello locale e regionale.
Gli integratori alimentari, con 634 milioni di dollari di vendite rappresentano il 35 per cento delle vendite complessive di non alimentare biologico (+12% sul 2008).
Il fatturato del tessile (biancheria e abbigliamento) ammonta a 521 milioni dollari (+10,4 per cento), mentre i prodotti per la cura della persona, con 459 milioni dollari, sono aumentati del 3,7 per cento.
Il rapporto qui sunteggiato è acquistabile on line nella sua interezza (70 pagine) a pagina http://www.ota.com/IndustrySurvey.html, al costo di 1.495 dollari per i non soci Ota (795 per i soci)



La quantità di prodotti biologici annualmente  introdotti sul mercato è assolutamente considerevole: nel 2008 si è trattato di quasi 7.000 su un totale di oltre 22.000. Le categorie che hanno visto più lanci sono state le bevande, il convenience (prodotti pronti), pan/sostituti e cereali.



Per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle vendite dei produttori agricoli, dal dettaglio elaborato dall’Usda la California si conferma al primo posto per valore, con oltre un terzo del totale.

L'economia più debole e gli alti prezzi degli alimenti biologici, a cui si somma la nuova concorrenza dei prodotti “local” (“buy local”, “food miles”) non hanno avuto un impatto negativo rilevante sul mercato biologico, ma rimangono questioni emergenti.
I dati sui prezzi al dettaglio sono incompleti (l'US Bureau of Labor Statistics non distingue tra prodotti biologici e convenzionali nel suo Consumer Price Index), ma dalle evidenze empiriche risulta che i dettaglianti hanno trasferito sul consumatore gli aumenti delle materie prime e dei costi energetici aumentando dei prezzi di vendita al dettaglio nel 2008, ma già nel 2009 la situazione si è stabilizzata, grazie al contenimento degli aumenti dei costi e al raffreddamento dell’economia globale il fenomeno inflativo è in rientro.
Gli analisti rilevano  che la maggior parte dei consumatori biologici non è particolarmente sensibile agli aumenti di prezzo (Nutrition Business Journal, 2008).
I modelli di acquisto degli alimenti biologici spesso si differenziano dagli altri tipi di acquisto alimentare.
Studi dell’Economic Research Servicee e di altri istituti non collegano gli acquisti di prodotti alle famiglie ad alto reddito, nonostante il loro prezzo sia relativamente superiore.
L’Hartman Group caratterizza i consumatori biologici non come acquirenti che arrivano sul mercato alla ricerca del prezzo più basso, ma piuttosto come acquirenti interessati a più esperienze  avvincenti, come programmare una cena piacevole, il relax, uno snack che interrompa il lavoro pomeridiano, l’indulgenza verso i bambini, la sensazione di una spesa meno pesante, ecc. (Hartman Group, 2007).
Se i forti consumatori di prodotti biologici non cambiano le abitudini di acquisto nemmeno con il rallentamento dell’economia,  gli acquirenti occasionali possono ridurre gli acquisti, così come può rallentare l’arrivo di nuovi consumatori: un sondaggio nazionale sugli acquirenti che avevano smesso di acquistare prodotti biologici individua la causa nelle minori disponibilità, incompatibili con prezzi più elevati (Food Marketing Institute and Prevention, 2008).

Chilometro zero: un concorrente?
La produzione agricola in sé e i trasporti per portarne i prodotti sul mercato comportano costi ambientali; sia la produzione biologica che il consumo di prodotti locali  sono in grado di ridurre questi costi (Pretty et  al., 2005).
I requisiti per la classificazione come biologico e come locale hanno come obiettivo diversi aspetti dell'agricoltura; nel caso del biologico il marchio garantisce le modalità di produzione, nel caso del prodotto “a chilometro zero” indica dove il prodotto è stato coltivato e distribuito.
Nella letteratura popolare le due etichette sono spesso descritte come antagoniste (“meglio biologico o locale?”).
In realtà, una recente indagine nazionale (Natural Foods Merchandiser, 2008) sui consumatori americani che fanno acquisti nei negozi di alimenti naturali ha chiesto "Se ti serve un particolare ingrediente per  una ricetta e puoi scegliere tra un prodotto locale e uno biologico non locale, cosa scegli, posto che prezzo e qualità siano equivalenti?"
In questo confronto, il 35 per cento degli intervistati ha scelto il prodotto locale, il 22 per cento ha scelto il biologico “da lontano” e il 41% ha scelto ambedue le opzioni.
Altri ricercatori hanno riportato risultati simili  sulle preferenze dei consumatori per i prodotti locali (Leopold Center for Sustainable Agriculture and Iowa State University Business Analysis
Laboratory, 2003 ) sulla disponibilità a pagare prezzi più elevati per i prodotti locali  (Loureiro e Hine, 2001).

Anche le grandi aziende
Il perdurante andamento positivo dei prodotti biologici negli Stati Uniti ha fatto perdere al settore (e da tempo) le caratteristiche “alternative”  che hanno identificato a lungo quello europeo, e nell’ultimo decennio l’”industrializzazione” si è accentuata, con numerose fusioni e acquisizioni.
Negli anni Wessanen, dopo aver ceduto marchi di notorietà mondiale come Leerdammer e Campari, ha messo in portafoglio il distributore nazionale Tree of life (e ha acquisito una partecipazione nell’olandese Natudis, acquistato  il gruppo tedesco Corposan con i marchi Allos, Dr. Ritter e Tartex e la multinazionale francese Distriborg).
Heinz, che aveva già in portafoglio la comasca Scaldasole (poi ceduta) e la britannica Farley’s (baby food) è entrato nel capitale del leader The Hain Celestial Group, ha lanciato la versione biologica della sua icona ketchup (e ha investito 3 milioni di sterline nel produttore inglese di surgelati The Little Big Food Company).
L’anglo olandese Unilever ha pagato 300 milioni di dollari il capitale di  Ben & Jerry's Home Made (e ha acquistato il 90% di Go organic, produttore scozzese di piatti pronti).
Danone ha acquistato il produttore di yogurt Stonyfield Farm, primo produttore di yogurt biologico degli Usa e quarto produttore di yogurt in generale.
Anche nel settore della distribuzione non sono mancate, come vedremo più avanti, consistenti operazioni di acquisizione.
Il quadro è in estrema evoluzione, da un lato testimoniando da parte dell’agroindustria convenzionale  l’individuazione del comparto come promettente, dall’altro rendendo impossibile stabilire classifiche di leadership, suscettibili di sostanziali variazioni nel breve periodo.

Concorrenza
Le importazioni di prodotto biologico europeo negli States sono abbastanza contenute, e si concentrano sul vino fine, sulla pasta, su confetture, olio extra vergine d’oliva, aceto balsamico e altri prodotti “etnici”.
In genere la maggior parte delle produzioni europee (salvo i prodotti a forte tipicità, spesso non particolarmente noti o soggetti a clonazioni: Parmesan, prodotti “Italian Style”, tra cui numerosi improbabili “Italian Dressing”) sono producibili anche negli Stati Uniti, le cui condizioni climatiche spaziano dalla California all’Alaska.

I principali concorrenti sono rappresentati dal Messico, dal Canada, dal Cile e da altri Paesi del sud America perlopiù fornitori di prodotto bulk trasformato o solo confezionato negli States.
Per quanto riguarda i Paesi europei, i principali competitor sono la Grecia (olio), la Francia (vino). Alcune aziende europee (ad esempio la tedesca Rapunzel) hanno stabilito proprie filiali Usa dedicate alla distribuzione dei propri prodotti, buona parte dei quali sviluppati per lo specifico mercato.
Già nel 2001 un’indagine rilevava che “consumare prodotti biologici” era la terza delle risposte alla domanda: “Quali comportamenti contribuiscono a salvaguardare la tua salute?”.
E la situazione non sembra destinata a regredire: è dei primi di maggio la pubblicazione di un rapporto  del  National Cancer Institute (vedere a pagina http://deainfo.nci.nih.gov/advisory/pcp/pcp.htm) secondo il quale finora i responsabili  della sanità pubblica hanno "grossolanamente sottovalutato" il ruolo dei contaminanti ambientali nella genesi dei tumori diagnosticati ogni anno a  1,5 milioni di americani.
La relazione chiede una regolamentazione più severa sulle sostanze chimiche, e sottolinea l’importanza di evitare i prodotti chimici durante la gravidanza, quando il rischio di danno può essere più elevato.
Il rapporto presenta un’amara statistica, secondo la quale  state trovate 300 diverse sostanze chimiche contaminanti nel sangue del cordone ombelicale dei neonati, che vengono definiti “pre-inquinati”.
Tra le raccomandazioni dell’istituto:
 - i genitori devono scegliere cibi, prodotti per la casa e il giardinaggio, spazi per giocare, giocattoli e medicinali che minimizzino l’esposizione dei bambini alle sostanze tossiche; padri e madri dovrebbero evitare la propria esposizione a sostanze chimiche in grado di alterare il sistema endocrino;
 - è preferibile bere acqua di rubinetto filtrata invece dell’acqua imbottigliata in commercio;
 - l'esposizione ai pesticidi può essere ridotta con la scelta di alimenti coltivati senza pesticidi e fertilizzanti chimici;
  - l'esposizione ad antibiotici, ormoni della crescita e residui tossici che derivano dai mangimi può  essere minimizzato consumando carne di animali al pascolo.
Il rapporto non fa espressamente riferimento ai prodotti biologici, ma la stampa d’informazione, i blog e le organizzazioni del settore hanno immediatamente evidenziato la traduzione “prodotti coltivati senza pesticidi chimici e animali allevati al pascolo = agricoltura biologica”.


Nel 2008, cinque Paesi hanno rappresento il 51 per cento delle importazioni statunitensi di prodotti alimentari trasformati (in generale: mancano dettagli per le produzioni biologiche): Canada (27%), Messico (9%), Cina (8%), Italia (4%) e Thailandia (3%).
L’aumento della domanda di prodotti alimentari trasformati di produzione estera ha seguito l’aumento e la diversificazione della popolazione e della sua disponibilità di reddito.
Le esportazioni di prodotti alimentari trasformati statunitensi (anche in questo caso ci si riferisce all’alimentare nel suo complesso, mancando dettagli sulla produzione biologica) sono cresciute costantemente dopo una leggera flessione nel 2004.
Nel 2008, sei paesi stranieri hanno rappresentato il 61,5 per cento delle esportazioni USA: Canada (22%), Messico (16%), Giappone (9%), Cina (7,5%), Corea (4%) e Russia (3 %).
La presenza nelle prime posizioni di Canada e Messico sia come fornitori che come clienti, oltre che da intuitivi motivi geografici, dipende dal North American Free Trade Agreement (NAFTA), che ha eliminato gran parte dei dazi tra i Paesi aderenti. Ora, per esempio, le importazioni di prodotti Usa in Messico contano sul potente vantaggio economico dell’eliminazione della tariffa del 24% che grava sui prodotti di Paesi non Nafta. L’accordo ha sviluppato in enorme misura gli scambi tra i tre Paesi, in particolare nelle aree prossime ai confini, con consegne just in time del tutto analoghe a quelle domestiche.

Gli Stati Uniti non dispongono di dati coerenti in materia di commercio internazionale di prodotti biologici, dato che –come accade anche in Europa e nel resto del mondo, eccezion fatta per Canada e Turchia- non sono previsti né codici doganali specifici nel quadro di quelli armonizzati né altri sistemi di rilevazione.
Le stime dell’USDA indicano comunque che il valore delle importazioni biologici negli Stati Uniti supera di gran lunga il valore delle esportazioni.
L’ultima stima resa pubblica risale al 2004 e valuta il valore delle importazioni biologiche statunitensi nel 2002 tra $ 1,0 miliardi e 1,5 miliardi dollari, mentre il valore delle esportazioni era stimato tra 125.000.000$ e $ 250 milioni.
Secondo il Foreign Agricultural Service, le principali importazioni biologiche comprendono  ortofrutta fresca, caffè, prodotti tropicali e altri prodotti non coltivati negli Stati Uniti, come pure alimenti trasformati e ingredienti per i prodotti trasformati.
Le principali origini dei prodotti biologici importati sono Canada, America Latina, Asia ed Europa.
Il peso dei prodotti biologici importati era stimato tra il 12 e il 18% del fatturato retail biologico nel 2002, con  le importazioni provenienti da Paesi a più basso costo del lavoro che avevano quasi sostituito la produzione biologica degli Stati Uniti in alcuni settori merceologici.
La superficie biologica a cotone degli Stati Uniti, per esempio, si è ridotta notevolmente già a metà degli anni 1990, mentre il mercato del tessile biologico (e del cotone in particolare) ha avuto un costante sviluppo, con una domanda sostenuta da parte dei produttori di abbigliamento più importanti.

Così come un prodotto europeo per essere esportato negli Usa necessita della certificazione Usda in conformità al Nop, anche un prodotto statunitense dev’essere certificato in conformità alla regolamentazione UE per poter accedere sul mercato europeo.
La circolazione dei prodotti non è quindi completamente libera.
Le esportazioni biologiche statunitensi, rappresentate essenzialmente da soia, ingredienti, succhi di frutta, verdure surgelate e frutta secca, sono destinate essenzialmente a Canada, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Nuova Zelanda e Australia, ma anche all’Unione Europea.
Le esportazioni degli Usa nei confronti dell’Italia nel 2008 si sono limitate a 2.662 tonnellate,
1777 delle quali rappresentate da cereali (il 4% del totale dei cereali importati). Per quanto riguarda i prodotti trasformati, il volume si è fermato a 373 tonnellate (il 2% del totale delle importazioni di tali prodotti).



Prevalentemente l’introduzione sul mercato statunitense di prodotti alimentari esteri avviene per il tramite di importatori/distributori, che possono poi appoggiarsi a distributori regionali per la logistica e l’assistenza ai clienti; nell’area di New York operano numerosi importatori puri, che non si occupano della successiva distribuzione, ma cedono i prodotti a grossisti.
Operano poi broker, che promuovono il prodotto nei canali commerciali con cui sono in contatto e operano a provvigione, così come non mancano le aziende estere che hanno stabilito proprie filiali o uffici commerciali.
Qualche catena di retail di dimensioni significative provvede all’importazione per proprio conto.
Dal 21 ottobre 2002 possono recare riferimenti al metodo di produzione biologico solo i prodotti ottenuti in conformità al NOP (National Organic Program, normativa e informazioni disponibili all’indirizzo http://www.ams.usda.gov/AMSv1.0/nop).
L’uso del marchio USDA organic è facoltativo, ma necessario dal punto di vista commerciale, in quanto le iniziative di comunicazione sono per la promozione del marchio e non dei prodotti biologici generici.
Anche le confezioni e le iniziative pubblicitarie delle singole aziende danno particolare enfasi al marchio, che quindi, nel vissuto del consumatore, identifica “il” prodotto da agricoltura biologica. L’uso illecito del marchio USDA organic comporta una sanzione di 10.000 dollari.
Il riferimento al metodo biologico è ammesso solo per prodotti vegetali provenienti da appezzamenti condotti in conformità per almeno tre anni prima del raccolto; le produzioni animali devono provenire da capi allevati in conformità per almeno un terzo del periodo di gestazione o di cova. Fanno eccezione i prodotti dell’allevamento di pollame (gli animali devono essere in allevamento biologico almeno dal secondo giorno di vita)  e il latte (che deve derivare da animali allevati in conformità per almeno un anno prima della produzione.
Si segnala che la certificazione del prodotto finito è possibile solo se sono certificati in conformità anche i singoli ingredienti (e, naturalmente, se i coadiuvanti tecnologici e gli additivi sono tra quelli ammessi, elencati nell’apposta lista § 205.605).
Il program non prevede la possibilità di etichettare i prodotti con riferimento alla conversione al metodo biologico.
Possono essere accreditati dalle autorità statunitensi (e diventano “certifying agents” del governo federale) anche organismi esteri.
Al momento, sono accreditati dall’Usda i seguenti organismi italiani:
Bioagricert srl www.bioagricert.org 
Bios srl www.certbios.it 
Ccpb srl www.ccpb.it 
Icea www.icea.info 
Imc srl www.imcert.it  
Suolo e salute srl www.suoloesalute.it

Il prodotto potrà essere recare nell’etichetta principale il claim  “100% organic” ed esibire il logo USDA Organic (prima confezione da sinistra, quando il 100% degli ingredienti di origine agricola è o proviene da prodotti ottenuti in conformità al NOP), “organic” ed esibire il logo USDA organic (seconda confezione da sinistra) quando a essere di produzione biologica è una quota di ingredienti agricoli compresa tra il 95 e il 100%. Nei prodotti con almeno il 70% degli ingredienti di origine agricola derivanti da agricoltura biologica, indicare “made with organic ingrediente a, ingrediente b, ingrediente c…” (per un massimo di tre ingredienti o gruppi di ingredienti) , senza utilizzo del marchio USDA organic e con riferimento all’origine biologica nell’elenco degli ingredienti, in chiaro riferimento a quelli conformi (terza confezione da sinistra). Prodotti contenenti ingredienti agricola di origine biologica in misura inferiore al 70% non possono utilizzare il marchio USDA organic né fare riferimento al metodo biologico nell’etichetta principale, pur potendo riferire l’origine biologica dell’ingrediente (o degli ingredienti) in un’etichetta secondaria (o su uno dei fianchi non principali della confezione), indicandone la percentuale (quarta confezione da sinistra).



 
Qualora alcuni ingredienti non fossero reperibili di produzione biologica, possono essere sostituiti da prodotti convenzionali, ma dovrà essere fornita prova esaustiva dell’irreperibilità. La lista (§ 205.605)  degli additivi e coadiuvanti tecnologici non comprende nitrati, nitriti e solfiti - con un’eccezione per questi ultimi nel vino, che se li contiene potrà essere etichettato come “made with organic grapes"; il vino senza solfiti né altri ingredienti non ammessi, potrà invece essere etichettato come “organic wine”. Distanza e problematiche logistiche paiono sconsigliare la spedizione negli States di vini ottenuti senza solforosa o altri stabilizzanti; ciò nondimeno va tenuto presente che esiste un certo mercato per vini senza SO2 e che questi sono gli unici a poter portare l’etichetta USDA organic (a livello di poco più che curiosità, si segnala l’interesse di alcuni ristoranti vegetariani per vino chiarificato senza albume, gelatine e prodotti animali in genere).
Sono autorizzate diciture quali “Certified organic by nome completo dell’organismo accreditato in accordance with the organic standards of the U.S. Department of Agricolture”, mentre non sono autorizzati i soli marchi, sigle o sigilli dell’organismo di controllo. Se sono presenti, devono essere di dimensioni inferiori al marchio USDA organic, la cui dimensione è libera. Marchi, sigle o sigilli dell’organismo di controllo possono essere presenti nelle prime tre categorie di prodotto, ma non nelle confezioni di prodotti con contenuto di origine biologica inferiore al 70%.
Sono vietate le modifiche al termine organic, come “pure”, “healthy” e simili: sono vietate diciture come  “pure organic beef” o “healthy organic celery.”

Il 18 giugno 2009 l’USDA e la Canadian Food Inspection Agency (CFIA) hanno siglato un accordo che riconosce l’equivalenza dei rispettivi standard biologici.
Nell'ambito di tale accordo di equivalenza, qualsiasi materia prima agricola e qualsiasi prodotto trasformato certificati secondo il National Organic Standards USDA, non devono ottenere l'ulteriore certificazione canadese; allo stesso modo, i prodotti biologici certificati dalla Canadian Standards biologici possono essere venduti o etichettati negli Stati Uniti con il riferimento al metodo biologico, a condizione che non siano stati usati antibiotici per trattare gli animali da carne e da latte.
I prodotti certificati in conformità agli standard Usda, previa verifica dell’etichettatura (che in Canada dev’essere bilingue) possono liberamente riportare il riferimento alla normativa COR e il suo logo Biologique Canada Organic, e viceversa (oltre al logo del certificatore, se lo si desidera).

Sono esonerati dalla certificazione solo i produttori e trasformatori statunitensi con volume d’affari annuo (relativo ai prodotti da agricoltura biologica) inferiore a 5.000 dollari annui.
Stante il rilievo numerico della popolazione di religione ebraica (ogni anno negli Stati Uniti si consumano prodotti certificati kasher per oltre 150 miliardi di dollari), le aziende possono valutare anche l’opportunità della specifica certificazione di conformità alle leggi del Kasheruth (riferimenti delle agenzie presenti sul mercato Usa a pagina http://www.kashrut.com/agencies) .
Stante il rilievo del mercato Usa per le esportazioni alimentari italiane, l’Ice (www.ice.gov.it) ha pubblicato (e aggiorna periodicamente) copioso materiale informativo, che è più che opportuno consultare.
Sulle catene distributive è disponibile la pubblicazione “Brevi note sui principali canali distributivi statunitensi” (2008) che si può scaricare a pagina
http://www.ice.gov.it/paesi/america/statiuniti/upload/146/distribuzione.pdf .

Dal 1990 al 1996, i negozi di “prodotti naturali” vendevano due terzi degli alimenti biologici consumati negli Usa, con incrementi annuali del 20/25% del fatturato; nel 2000 rappresentavano l’1% del totale di negozi alimentari statunitensi e per le loro casse passava il 48 per cento di tutti gli alimenti biologici venduti.
Il calo nella percentuale delle vendite (che non ha influenzato i valori assoluti) è dovuto all’ingresso dei primi prodotti biologici nella grande distribuzione nel 1999, con un assortimento di latte intero e scremato, crema, bevande vegetali, fiocchi di cereali, biscotti, barrette snack, tofu.
Nel 2000, i supermercati convenzionali (che vendono il 99% degli alimentari acquistati negli Usa) valevano intorno al 49% del valore del mercato biologico.

Gli acquisti diretti (farm-gates sales e farmers’ market) che tanta passione mediatica suscitano in Europa, sono di importanza economica contenuta negli Usa, dato che la maggior parte dei consumatori si concentra nelle zone metropolitane e urbane piuttosto che in quelle rurali, dove, logicamente, si concentra la produzione. Ciò non toglie, chiaramente, che il fenomeno abbia un forte ruolo di comunicazione (anche se spesso all’interno di un informe minestrone di “food miles”, “buy local”, in cui recarsi a bordo di un fuoristrada Hummer ad acquistare prodotti locali contribuirebbe a salvaguardare l’ambiente, indipendentemente dalle tecniche di produzione utilizzate, solo grazie a un salvifico e superficiale “chilometro zero”), né che, per una minoranza di aziende di produzione, si tratti di un canale strategico.
Il commercio di prodotti biologici si è però evoluto sensibilmente nell’ultimo decennio, all’inizio del quale il canale distributivo principale era rappresentato da vendita diretta e, soprattutto, negozi specializzati, ai quali via via nel tempo si sono affiancate le maggiori insegne della grande distribuzione (Safeway, CostCo, Trader’s Joe ecc.), fino ai discount alla Wal Mart.
Già nel 2006 il canale convenzionale aveva uguagliato la quota di mercato del canale specializzato: metà degli alimenti biologici transita nel canale del retail convenzionale (supermercati, cooperative di consumo, cash & carry).
L’ortofrutta fresca rimane la categoria più venduta, ma il complesso degli altri prodotti (lattiero caseari, bevande, prodotti confezionati, piatti pronti, pane e cereali) nel 2008 rappresentava il 63%, mentre era solo il 54% nel 1997.
A causa dell’intensità della concorrenza e dell’aumento della domanda, si è affermata la tendenza da parte dell’industria ad acquistare materia prima su contratto, anziché con acquisti spot, per poter così garantirsi una disponibilità di ingredienti sicura.
Nonostante la maggiore disponibilità di prodotti, nonostante la crescente consapevolezza del consumatore sui benefici salutistici e ambientali e nonostante il biologico sia trendy, nei punti vendita mainstream l’assortimento, che è ingente nelle insegne  specializzate, è abbastanza limitato in relazione all’elevata consistenza dell’assortimento convenzionale.
L’aumento del rilievo commerciale degli alimenti biologici è dimostrata dal fatto che già nel 2007 erano disponibili nell’82 per cento dei negozi alimentari al dettaglio nel (Food Marketing Institute, 2008).
Sollecitati da una domanda in crescita, i rivenditori hanno cominciato a non proporre più solo prodotti biologici di marca, ma hanno sviluppato  propri marchi privati, così come a proporre le versioni biologiche realizzate dalle grandi imprese convenzionali (uno per tutti il ketchup biologico Heinz, presentato nella stessa bottiglia di plastica della versione convenzionale, da cui visivamente si differenzia solo per il colore verde del tappo).



Il numero di nuovi prodotti biologici lanciati sul mercato in un anno è aumentato dai 290 nel 1997 a 1.107 nel 2007, con in testa bevande, cibi pronti e snack (USDA, ERS, 2009); l lancio di nuovi prodotti a marchio privato è aumentato dai 35 del 2003 ai 540 del 2007 (Driftmier, 2009).
La distribuzione delle vendite tra il canale specializzati e quello convenzionale varia a seconda della categoria. Per tre categorie (snack, latticini e bevande) sulle otto in cui convenzionalmente si raggruppano i prodotti alimentari, nel 2005 le vendite sono state superiori nel canale convenzionale.
Carni rosse e bianche, condimenti e salse, pane e cereali sono invece più venduti nel canale specializzato; per le prime due categorie la quota è in aumento senza pause dal 2002.
Le vendite dirette agli utilizzatori professionali (come i ristoranti) hanno un certo peso per talune merceologie.
Ora quasi tutti i grandi supermercati convenzionali hanno un proprio marchio privato per i prodotti biologici, la maggior parte dei quali è stata introdotta dopo l’entrata in vigore della normativa statale.
L’aumento delle vendite nei canali convenzionali ha portato al ricorso ad alcune strategie di marketing tradizionale anche per gli alimenti biologici, come lo sviluppo di versioni biologiche di prodotti convenzionali (come il citato ketchup Heinz) e la creazione di linee di prodotti biologici a private label, una decina d’anni fa praticamente assenti, se si esclude la linea 365 Organic di Whole Foods, disponibile dalla metà degli anni ‘90.
Nel 2003, circa l’8% dei prodotti alimentari biologici era vendita a private label (Nutrition Business Journal, 2004), in confronto al 16 per cento per i prodotti alimentari statunitensi in generale (Nielsen, 2005).
Nel 2008, la quota di vendita delle private label biologiche è stata  del 17,4 per cento (Nielsen, 2008). I dati ERS indicano che nel 2007 il 43 per cento dei distributori all’ingrosso di prodotti biologici ne gestiva a marchio privato e che il marchio privato rappresentava circa il 19 per cento delle loro vendite complessive.

I grossisti specializzati
I dati disponibili indicano una considerevole  crescita a livello nazionale anche per quanto per quanto riguarda i trader e i grossisti: gli operatori certificati sono passati dai 2.790 del 2004 a 3.225 nel 2007.
La maggioranza degli operatori svolge attività mista, cioè tratta prodotti biologici e non biologici (spesso quelli genericamente “naturali”); in parte significativa si tratta di distributori convenzionali che hanno ampliato la gamma.
Il valore complessivo dei prodotti biologici transitato per i grossisti è aumentato del 17 per cento tra il 2004 e il 2007, anche qui registrando le variazioni nei canali di destinazione finale che riflettono l’aumento del peso del canale despecializzato.

La reperibilità dei prodotti comporta da tempo difficoltà per le imprese di distribuzione, con frequenti difficoltà a trovare alcuni ingredienti (Dimitri e Oberholtzer, 2008); l’aumento della domanda e il non parallelo sviluppo della produzione ha reso l’attività ancora più complessa.
Nel 2007, il 57 per cento dei grossisti segnalava di incontrare difficoltà nel reperire materia prima (erano il 46% nel 2004). La situazione fa sì che gli operatori non siano sempre in grado di soddisfare la domanda di mercato; nel 2004 il 13% delle imprese riferiva di aver incontrato serie difficoltà per il reperimento di almeno un prodotto biologico nel corso dell’anno e un altro 16% riferiva di rotture di stock e difficoltà di minor entità. Nel 2007 le criticità gravi interessavano il 20% degli operatori (e ancora il 16% ne aveva incontrate più contenute).
In analogia al mercato convenzionale, trader e grossisti forniscono prodotti e ingredienti sia con vendite spot che con accordi di fornitura. Per tutelarsi dalla carenza di prodotto, le integrazioni verticali e gli accordi di fornitura stanno acquisendo sempre più peso: nel 2007 circa il 65% del volume dei prodotti trattati derivava da contratti di fornitura e solo il 29% da vendite spot, che nel mercato dei prodotti convenzionali valgono invece circa il 60% (MacDonald et al., 2004).


I distributori specializzati si concentrano negli Stati del Pacifico (e diversamente non potrebbe essere, visto che in tale area si concentra anche il consumo): tra  California, Washington e  Oregon si supera  il  40% del totale; seguono le aree nel nord est e gli Stati dei grandi laghi.
Si tratta prevalentemente di aziende di piccole dimensioni: metà ha un fatturato che si aggira sul milione di dollari (nel caso di operatori misti, s’intende che l’importo deriva dall’una e dall’altra merceologia). Un quarto fattura tra 1 e 5 milioni di dollari, poco più di un terzo fattura da 5 a 100 milioni di dollari e solo il 3% fattura più di 100 milioni.






Il 96% delle aziende è indipendente; di queste, il 77 per cento dispone di una sola struttura aziendale (e genera il 47% delle vendite, mentre il 46% deriva dal 19% di imprese con più piattaforme). Il residuo 8% deriva dalle vendite del 4% di aziende che fa parte di gruppi.
La maggior parte delle strutture tratta sia prodotti biologici che convenzionali; ciò dipende, piuttosto che da una mancata specializzazione merceologica, da una specializzazione spinta alle esigenze dei clienti. I punti vendita specializzati statunitensi, infatti, non hanno la stessa impostazione di quelli dell’Europa occidentale e dell’Italia in particolare. Negli State, dal gigante Whole Foods al piccolo punto negozio è frequente un’offerta Gourmet/Speciality, con un assortimento genericamente naturale (che comprende “organic not certified”, “natural”, integratori alimentari), di alta qualità, di alimenti etnici e specialità dall’estero. In sintesi “quel che non troveresti nei normali supermercati”. L’autore di questo rapporto ha scoperto in un supermercato biologico di New York City confezioni di mentine Tic Tac Ferrero e bottiglie di olio d’oliva Dante, nemmeno extravergine. Le loro caratteristiche “esotiche” li rendeva congrui con l’offerta complessiva” .
Metà degli operatori della distribuzione all’ingrosso svolge anche altre funzioni: prevalentemente trasformazione, ma anche confezionamento, brokeraggio/trade per l’industria o altri distributori
Solo il 5% ha interamente convertito la gamma, poco meno di due terzi degli operatori ha via via inserito prodotti biologici nella sua specializzazione iniziale convenzionale, il 30% è nato direttamente come distributore misto.
Il peso delle vendite biologiche è aumentato dal 25% medio del 2.000 al 34% del 2.004 al 42% (stima) del 2009.
La categoria di prodotto più performante è quella dell’ortofrutta, con il 38% delle aziende che indica un frutto o un ortaggio tra i cinque prodotti più venduti; il 16% delle segnalazioni tocca ai lattiero caseari, un’identica percentuale a pane, cereali e granaglie in genere.
Le altre categorie più assortite sono le bevande (14 per cento), gli alimentari confezionati e trasformati (13 per cento). Meno segnalate le vendite di snack (5 per cento), condimenti (3 per cento) e carne, pesce o pollame (2 per cento).
I numeri non differiscono sostanzialmente da quelli che si rilevano nella distribuzione al dettaglio.
La maggior parte dei prodotti biologici trattata dagli operatori si inquadra nelle categorie “100 percent organic” e “Organic” (cioè almeno il 95% di ingredienti biologici).
Molte aziende utilizzano marchi diversi da quello federale, prevalentemente il generico claim “natural”, che peraltro sul mercato è più usato per prodotti convenzionali che per quelli biologici.
Altri marchi o claim riguardano la caratteristica OGM-free, marchi regionali o statali (“buy local”), claim di responsabilità sociale o salutistici.
Per illustrare la complessità della filiera, l’USDA (The U.S. Organic Handling Sector in 2004) ricorre all’esempio del basilic, che lascia l’azienda agricola per essere consegnato a un’impresa di trasformazione tramite l’intervento di un broker di materie prime.
Il trasformatore essicca il basilico, lo vende a un’impresa che produce salse vegetali in vaso, che tramite un distributore raggiungono gli scaffali di un punto vendita.
Più semplice, invece, la filiera delle mele fresche: imballaggio, spedizione a un grossista e consegna da parte di questi al negozio.
L’indagine dell’Usda rivela tre tipologie di sbocco commerciale: distributori (grossisti, intermediari, confezionatori e distributori veri e propri), trasformazione (industriale o artigianale), retail (negozi specializzati e convenzionali, ristoranti).
Il direct marketing, le vendite alle istituzioni pubbliche e altri sbocchi valgono intorno al 4% del fatturato.
Al di là della certificazione biologica, richiesta regolarmente dal 98% degli operatori, tre quarti richiedono ai fornitori altri requisiti, che vanno dal rispetto di disciplinari di qualità a packaging e materiale di merchandising appropriato. Metà richiede anche altre certificazioni (Kasher, Halal, fair trade ecc.), quantitativi determinati per consegna, analisi per la verifica della conformità del prodotto. Altri chiedono il piano di controllo Haccp, distinta base e schede tecniche sugli ingredienti, analisi nutrizionali, dichiarazioni sugli allergeni, l’affidavit sul trasporto con mezzi a norma…
 
Contratti, formali e informali, sono la regola nel settore, per garantire costanza qualitativa e quantitativa delle forniture.  Quasi la metà del volume dei prodotti biologici trattati dai grossisti è scambiata sulla base di accordi scritti, il 24% deriva da accordi più informali (anche la stretta di mano),  il restante 27 per cento è acquisita spot.
La maggior parte dei contratti predetermina anche i prezzi d’acquisto, senza vincolarli a un premium rispetto al prezzo del corrispondente prodotto convenzionale.
Oltre che ai fini della reciproca garanzia, il contratto serve a incoraggiare gli agricoltori alla conversione, con un orizzonte di vendite predeterminato.

Un corposo elenco di distributori di prodotti biologici si può trovare a pagina http://www.theorganicpages.com/topo/commercialactivity.html?ca=distribution


Il dettaglio specializzato

Per quanto riguarda il retail specializzato (tenendo a mente la già segnalata differenza rispetto a quello europeo) le dimensioni del mercato e la varietà di proposte rendono rischiosa una classificazione.
Sono reperibili on-line diversi repertori di punti vendita. Ne segnaliamo uno per tutti, a pagina http://www.greenpeople.org/healthfood.htm, richiamando l’attenzione sul fatto che appare improbabile un rapporto commerciale diretto dall’Italia.

Non possiamo tuttavia non segnalare Whole Foods Market (http://www.wholefoodsmarket.com),  maggior insegna specializzata (sempre nell’accezione statunitense) del nord America.
Whole Foods Market (classificata tutti gli anni dal 1998, anno del lancio del premio, dalla  rivista economica Fortune come una delle "100 Best Companies to Work For" in America, venendo indicata come la 5° migliore nel 2007) è stata fondata a Austin nel Texas da quattro giovani (John Mackey e Renée Lawson Hardy, proprietari di Safer Way Natural Foods, e Craig Weller e Mark Skiles, proprietari di Clarksville Natural Grocery) che decisero di fondere le loro attività e di dar vita a un supermercato biologico. 
Il primo Whole Foods Market è stato inaugurato nel 1980 con uno staff di 19 persone su una superficie di circa 1.000 mq.
Incontrato subito il successo commerciale, l’azienda cominciò a espandersi a Houston e a Dallas, uscendo dal Texas con l’acquisizione di Whole Food Company di New Orleans nel 1988.
L’anno successivo l’espansione continua sulla West Coast, a Palo Alto (California). Alle nuove aperture si sono presto affiancate acquisizioni, proseguite per tutti gli anni 90, che hanno portato ad assorbire Wellspring Grocery in North Carolina, Bread & Circus in Massachusetts e Rhode Island, Mrs. Gooch's Natural Foods Markets a Los Angeles, Bread of Life nella California settentrionale, Fresh Fields Markets nella East Coast e Midwest, i punti vendita di Bread of Life in Florida stores, quelli di Merchant of Vino a Detroit e Nature's Heartland a Boston.
Dal 2000 continuano le acquisizioni di Food for Thought nella California settemntrionale e di Harry's Farmers Market ad Atlanta. Nel 2001, Whole Foods apre il punto vendita di Manhattan (che è tuttora il supermercato di maggiori dimensioni della città).
Nel 2002 l’espansione tocca il Canada e nel 2004 la Gran Bretagna, con l’acquisizione dei sette punti vendita Fresh & Wild e l’apertura di un colossale punto vendita a più piani nella zona di Kensington a Londra.

Il colpo grosso, però, arriva nel 2007, con l’incorporazione del concorrente Wild Oats, fondata nel 1987 da Michael Gilliland ed Elizabeth Cook a Boulder, Colorado e arrivato (con una crescita benedetta dal ripetuto inserimento  nella classifica "500 Fastest-Growing Private Companies in America": solo nel 1999  47 nuove aperture o acquisizioni) a 109 punti vendita in 23 stati Usa e in British Columbia (qui con l’insegna Capers™ Community Markets). Solo i 35 punti vendita Henry's Farmers Markets e Sun Harvest sono stati scorporati dalla fusione e ceduti a un altro operatore.
La fusione ha richiamato l’attenzione della autorità antitrust statunitensi con contestazioni di posizione dominante, poi risolte con un accordo che ha portato alla dismissione di alcuni punti vendita.
Ora Whole Foods Market.ne gestisce 295 (ma prima dell’estate 2010 ne saranno inaugurati altri tre e si concluderanno due acquisizioni) per oltre 1 milione di mq. (100 ettari di superficie di vendita), occupa circa 55.000 collaboratori (Team Members).
Nel trimestre chiuso ad aprile 2010 ha registrato vendite per 2,1 miliardi di dollari (+13%), nei trimestri precedenti per 2.6 miliardi (trimestre chiuso a gennaio, +7%), 1,8 milardi (a novembre, + 2.3%) e 1.9 miliardi (a luglio, +2), per un totale nei quattro trimestri pari a 8,4 miliardi di dollari (6.7 miliardi di euro, più dell’intero fatturato biologico della Germania o circa il triplo dell’intero fatturato biologico italiano).
Una curiosità: negli Usa è molto frequente la vendita di prodotto sfuso (“bulk”): cereali, fiocchi, legumi e frutta secca sono sovente proposti a punto vendita con erogatori a self service, contenendo i costi degli imballi.



Altre catene di supermercati “naturali”, di dimensioni nettamente inferiori, sono
Earth Fare http://www.earthfare.com (18 pdv in Alabama, Georgia, North e South Carolina, Tenessee
Mrs. Green’s Natural Market http://www.mrsgreens.com, 12 pdv in New York e Connecticut, di prorpietà del canadese Planet Organic http://www.planetorganic.ca, che gestisce nove pdv in patria.
Natural Retail Group (NRG) http://www.naturalretail.com,  13 pdv prevalentemente in Florida


Sostegno alle iniziative negli Stati Uniti

Nell’ambito dei programmi per l’internazionalizzazione del biologico italiano, in riferimento all’Intesa operativa sottoscritta tra Ministero dello Sviluppo economico e FederBio, è stato attivato un desk office Ice  specializzato nel biologico , per seguire le attività previste dal progetto (fiere, eventi) e per svolgere un ruolo propositivo per lo sviluppo delle azioni di progetto nei rispettivi mercati.
Il desk office ha sede a New York City, da dove è attivo su tutto il territorio degli USA.
Le attività prevedono la fornitura dei seguenti servizi:
• l’individuazione dei potenziali clienti e fornitori negli Usa;
• l’individuazione dei potenziali partner operativi negli Usa, per la realizzazione delle iniziative promozionali;
• assistenza alle imprese nella preparazione di testi per la realizzazione di brochure e materiale
promozionale in lingua locale;
• creazione di una newsletter mensile che contenga notizie aggiornate sul settore, eventuali opportunità commerciali o novità legislative sul settore;
• l’organizzazione in loco di attività promozionali, dai B2B customizzati ai demo nei punti vendita;
• l’assistenza tecnica e logistica durante le fiere e gli eventi (convegni e corsi) - dall’organizzazione dello stand all’accompagnamento delle delegazioni italiane in Usa durante le attività programmate;
• le informazioni di carattere commerciale, comprese eventuali forme di collaborazione con gli eventuali distributori delle aziende per la definizione di specifici piani di attività;
• informazioni e riferimenti riguardanti la procedura da seguire per la registrazione di prodotti e simili, inclusa la fornitura di elenchi di avvocati e commercialisti specializzati in contrattualistica (nel caso di utilizzo di agenzie esterne è da prevedere un possibile costo);
• l’organizzazione di campagne promozionali e il supporto allo sviluppo di eventuali idee progettuali;
• l’analisi di mercato sui prodotti della concorrenza (non italiana), del materiale promozionale e delle strategie di marketing dell’azienda;
• la traduzione in inglese e/o in portoghese dei vari documenti necessari alla realizzazione delle attività.
Per integrare le attività di progetto con le altre iniziative di filiera in Italia, il desk, curerà inoltre le relazioni con le Istituzioni locali.
Per attivare l’ufficio di New York è necessario contattare preliminarmente FederBio (info@federbio.it, tel. 051.421.02.72) indicando sommariamente i servizi richiesti.
Le aziende saranno successivamente contattate dal Desk Officer. I servizi sono erogati gratuitamente (solo nel caso di utilizzo di agenzie esterne potrà essere addebitato un costo);

Caratteristico degli Stati Uniti è il sistema della Consumer Supporte Agricolture, in base al quale  una comunità di individui sostiene l'impegno di un’azienda agricola, in modo che essa diventi, se non legalmente, concettualmente “la fattoria della comunità” degli agricoltori e dei consumatori, che si forniscono reciprocamente sostegno, con la condivisione dei rischi e dei benefici della produzione alimentare. In genere, i membri dell'azienda (più propriamente gli “abbionati”, ma prevalentemente il ruolo percepito non è quello di semplice abbonato) anticipano le somme necessarie per coprire i costi di gestione dell’azienda agricola, compenso degli addetti compresi, e in cambio ricevono “dividendi” che consistono nei prodotti per l’intera stagione di produzione, a cui affiancano la soddisfazione di una sorta di ritorno alla terra e della partecipazione diretta, in qualche forma,  alla produzione alimentare. I membri condividono anche i rischi, tra cui la scarsità dei raccolti per condizioni meteorologiche avverse, parassiti e fitopatie.
Con questa forma di vendita diretta pre-pagata ai membri della comunità che hanno fornito il capitale in anticipo, gli agricoltori ricevono prezzi migliori, hanno una maggior sicurezza finanziaria e non sopportano oneri finanziari e sono sollevati da parte degli oneri connessi alla commercializzazione.
Per saperne di più:

Alternative Farming Systems Information Center [FL]
National Agricultural Library, ARS, USDA
10301 Baltimore Avenue, Room 132
Beltsville MD 20705-2351
phone 301-504-6559, fax 301-504-6927
e-mail
http://afsic.nal.usda.gov

American Farmland Trust
1200 18th Street NW, #800
Washington DC 20036
phone 202-331-7300, fax:202-659-8339
e-mail info@farmland.org
http://www.farmland.org/
Farmland Information Library:
http://www.farmlandinfo.org

ATTRA- The National Sustainable Agriculture Information Service [FL]
P.O. Box 3657
Fayetteville AR 72702
phone 1-800-346-9140 (toll free, M-F 8:00am-5:00pm CST)
http://attra.ncat.org/

Biodynamic Farming and Gardening Association, Inc. [FL]
25844 Butler Road
Junction City OR 97448
phone 888-516-7797 or 541-998-0105, fax 541-998-0106
e-mail biodynamic@aol.com
http://www.biodynamics.com

Robyn Van En Center for CSA Resources [FL]
Wilson College
Fulton Center for Sustainable Living
1015 Philadelphia Avenue
Chambersburg PA 17201
phone 717-264-4141 x3352, fax 717-264-1578
e-mail csacenter@wilson.edu
http://www.csacenter.org/
Il movimento per l'agricoltura biologica si è, sviluppato in più fasi. Tra gli anni ’20 e gli anni ’60 è stato espressione di gruppi di estrema destra conservatrice, che reagivano all’industrializzazione e alla crescente minaccia alla tradizionale vita di campagna, che venivano percepite come strettamente collegate al socialismo.
Negli anni ’40 Jerome Rodale, uomo d'affari ed editore, “convertito” all'agricoltura biologica dopo la lettura delle opere del britannico Sir Albert Howard (1873-1947).
Rodale fu così colpito dalla visione biologica prospettata da Howard (definì l’impatto come “essere colpiti da una tonnellata di mattoni") da acquistare un’azienda agricola nei dintorni di Allentown, in Pennsylvania, dove iniziò a sperimentare il compostaggio e le altre tecniche di agricoltura biologica.
Con Howard come direttore editoriale, Rodale nel 1942 inizia la pubblicazione della rivista Organic Farming and Gardening. La rivista e le altre pubblicazioni di Rodale resero popolari i concetti biologici negli States. Il ibro di  Rodale Pay Dirt (1945), con una introduzione di Howard , diffuse il concetto per un vasto pubblico.
Un atteggiamento vagamente missionario nella promozione dell'agricoltura biologica è suggerito  Howard e Rodale vedevano un vero e proprio conflitto tra l’agricoltura biologica dal titolo del suo libro del 1948, The Organic Front, che seguiva le orme del volume di Howard  The War in the Soil.e quella industriale che si stava proponendo, una lotta tra due diverse visioni di ciò che l'agricoltura sarebbe dovuta.
Inizialmente gli agricoltori convenzionali ignoravano il movimento dell'agricoltura biologica, ma istituti tecnici agrari e istituti di ricerca erano tempestati da richieste da parte del pubblico, e dovettero occuparsene.
Alcuni eminenti agronomi  sostennero l’assoluta mancanza di differenza tra l’azoto derivato da materiali organici e i concimi azotati di sintesi e che i processi biologici che si verificano nel suolo e che sono i responsabili della mineralizzazione non fossero di alcun valore per la qualità del suolo. Le tesi rimangono su molti testi, pur se la ricerca ha in realtà dimostrato che si tratta di considerazioni errate.
Altri autori statunitensi valorizzarono l’idea di conservare e aumentare la fertilità del suolo utilizzando i metodi dell'agricoltura biologica, tra cui Louis Bromfield e Edward Faulkner, ambedue popolari scrittori di agricoltura, ma non propriamente puristi del biologico.
Oltre a romanzi che sono stati trasformati in film di Hollywood, Louis Bromfield ha pubblicato i best seller Pleasant Valley (1945), Malabar Farm (1948) e Out of the Earth (1950) . Edward Faulkner, autore del best seller Folly Plowman (1943), è stata un figura controversa a suo tempo ma ora è considerato un pioniere dell’agricoltura no-till e delle lavorazioni conservative.
La pubblicazione di Primavera silenziosa di Rachel Carson (1962) accelerò il cambiamento , focalizzando l'attenzione sulla preoccupazione per l’uso eccessivo di pesticidi e diede il via al movimento ambientalista.
Gli anni che seguirono (scricchiolio dell’establishment, indipendenza delle ex-colonie, movimento femminista, flower power, movimento ambientale e per la qualità della vita, Vietnam e contestazioni popolari, Woodstock, Dylan e i Betales, la Primavera di Praga, la nascita di quella che, per celia, ogni tanto ancora viene chiamata "People’s Democratic Socialist Republic of San Francisco" ecc.) portarono a un maggior approccio critico alle verità rivelate, e ciò si riflettè anche sull’agroalimentare e sull’erica del lavoro.


Organic Farming and Gardening passò dalle 260.000 copie del 1960 al 1.300.000 nel 1980.
La migrazione inversa dalle città alla campagna, il crescente movimento ambientale e l’atteggiamento anti-istituzione portarono a una crescente popolarità di pubblicazioni eretiche come quelle della Rodale Press, che avvicinava all’agricoltura i non agricoltori (negli anni ’70 i corsi di agricoltura e giardinaggio biologico che la rivista organizzava erano frequentati prevalentemente da studenti universitari di corsi non agricoli).
La comunità agricola convenzionale, dal canto suo, orgogliosa del marcato aumento della produttività grazie ai prodotti chimici di sintesi, continuava a non considerare l'agricoltura biologica una valida alternativa.
Il riconoscimento dell'agricoltura biologica a livello nazionale negli Stati Uniti si può far risalire al periodo 1979-1990, con un crescente interesse del pubblico verso gli alimenti e la produzione aumentava la necessità di definire standard uniformi.
Come segno dei tempi nuovi, la California nel 1979 approvò la legge che costituiva il primo quadro giuridico per la produzione biologica.
Sotto la direzione del ministro dell'Agricoltura Robert Bergland, l'USDA ha iniziato il rilevamento del settore dell'agricoltura biologica, pubblicando nel 1980 una relazione che raccomandava di "intensificare la comunicazione fra gli agricoltori biologici e il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti."
Nel 1981 l’American Society of Agronomy tenne un convegno sul tema "Può l'agricoltura biologica contribuire a una produzione più sostenibile ...?" che ha portato alla conclusione ufficiale "La risposta più probabile è che sicuramente può ..."

Questa nuova attenzione e questo riconoscimento ufficiale ha portato a una reazione violenta nel 1981 dalla nuova amministrazione Reagan, che tentò di seppellire il report USDA e le raccomandazioni sull’agricoltura biologica.
La nuova amministrazione abolì anche  la posizione recentemente istituita di Organic Resources Coordinator occupata da Garth Youngberg, che aveva fatto parte del gruppo di lavoro Usda per l'agricoltura biologica.
È il periodo in cui l’ex ministro dell'Agricoltura, Earl Butz, pubblicò una dichiarazione secondo la quale milioni di persone sarebbero morte di fame se tutti gli agricoltori avessero adottato metodi biologici.
Chiaramente la USDA e la struttura politica degli Stati Uniti influenzata dalle lobby agrochimiche non erano pronte a promuovere l'adozione diffusa dell’agricoltura biologica.
Ma nonostante il cambiamento della situazione politica nazionale, il report USDA e le sue raccomandazioni per l'agricoltura biologica rimanevano, hanno continuato a essere letti e a stimolare un interesse crescente per l'agricoltura biologica.
Qualche college agricolo cominciò a offrire corsi in agricoltura biologica per rispondere agli interessi degli studenti, una scelta che fino a qualche anno prima sarebbe stata considerata inaccettabile dall’agricoltura accademica.
È stato intorno a quegli anni che si iniziò a parlare di “agricoltura sostenibile” (contando che l’eliminazione del termine “biologico” la rendesse meno ostica), per quanto i due termini non siano esattamente sinonimi.
Il conflitto che Howard definiva come la "guerra nel suolo" non era finita nel 1980, ma l'agricoltura biologica stava chiaramente raggiungendo un nuovo livello di legittimazione e di riconoscimento. Nel 1980, mentre s’incontravano i vertici delle due potenze della guerra fredda, ci fu anche una specie di incontro al vertice tra la Rodale Press, il Fertilizer Institute e il Potash and Phosphate Institute. Sempre nello stesso anno, alcuni ricercatori dell’Usda svolto attività di ricerca in collaborazione con il Rodale Institute (tuttora operativo)-.
L’approvazione dell’Organic Foods Production Act federale del 1990 segna l’avvio di un periodo di assestamento per l'agricoltura biologica negli USA.
L'atto definisce delle norme nazionali che disciplinano la commercializzazione dei prodotti biologici, assicurare  ai consumatori che i prodotti biologici rispettano una norma coerente e facilitare il commercio interstatale dei prodotti biologici.
La scrittura delle regole ufficiali USDA per definire l'agricoltura e gli alimenti biologici ha richiesto più di un decennio. Inizialmente, gli standard proposti non vietavano l'uso di fanghi di depurazione, il trattamento con radiazioni ionizzanti e gli OGM.
Questo larghezza di manica ha comportato un enorme clamore pubblico, che alla fine ha condotto all’eliminazione di questi punti critici dalle regole definitive che sono state ufficialmente adottate con la norma che ha introdotto l’etichettatura USDA Certified Organic il 21 ottobre 2002.
Nel  1942, J.I. Rodale aveva predetto: "Uno di questi giorni l'opinione pubblica si sveglierà e pagherà le uova, la carne, le verdure e tutto il resto a seconda di come sono stati prodotti."
Nei primi anni del movimento, prima che di mercato per i prodotti biologici, si è trattato di passione per l’agricoltura biologica.
Oggi, con la crescente domanda di prodotti biologici, il differenziale di prezzo è in grado di convincere agricoltori a convertite le loro aziende convenzionali per la stessa sopravvivenza finanziaria messa a rischio dall’incremento dei costi dei mezzi tecnici e per prezzi non remunerativi.
L'agricoltura biologica ìcontinua a essere bersaglio di critiche da parte degli scettici, ma l’USDA Certified Organic c’è, e sembra esser qui per rimanere.
Negli ultimi 15 anni, la domanda di prodotto biologico è aumentata mediamente del 20 per cento all’anno.
Per la prima volta, l’amministrazione Obama ha messo a disposizione incentivi per le aziende che si convertono al biologico, la First Lady avvia un orto biologico alla Casa Bianca e festeggia il suo compleanno in un ristorante biologico. Gli anni sessanta non sono passati invano…
Le tipologie di prodotti biologici acquistati dai consumatori rivelano un cambiamento nel corso degli anni: i “granola crunchers” degli albori (il termine definisce una persona che inserisce i suoi consumi alimentari biologici nel quadro di scelte di vita ecologicamente consapevoli, che nell’immaginario collettivo conserva tuttavia alcuni aspetti di colore che lo inquadrano come una sorta di hippy) sono stati affiancati da gruppi con caratteristiche meno nette e meno folkloristiche.

La pubblicazione Marketing U.S. Organic Foods: Recent Trends From Farms to Consumers (Economic Research Service / USDA, 2009) rileva che il numero e la varietà dei consumatori di prodotti biologici sono aumentati, ma anche che la loro classificazione non è facile.
Il fattore che più influenza in modo coerente la probabilità che il consumatore acquisti prodotti biologici è l'istruzione. La propensione all’acquisto è regolarmente superiore nei consumatori con i alti livelli di istruzione, del tutto indipendentemente da età e gruppo etnico.
Altri fattori (gruppo etnico, presenza di figli nel nucleo familiare, reddito) non hanno un rilievo significativo sulla probabilità di acquisto.

Come dimostrano i dati sulle vendite, pur avendo significativamente modificato le abitudini d’acquisto a causa dell'incertezza economica, le famiglie degli Stati Uniti non hanno affatto diminuito  la spesa in prodotti biologici.
Secondo la recente indagine 2009 US Families' Organic Attitudes and Beliefs Study finanziata dalla Organic Trade Association (OTA) e dalla rivista KIWI Magazine, quasi tre quarti (il 73 per cento) delle famiglie americane acquista prodotti biologici, almeno occasionalmente, e lo fa soprattutto per motivi di salute.
Secondo il lavoro, tre statunitensi su 10 (31 per cento) nel 2009 hanno acquistato più alimenti biologici rispetto all’anno precedente, con molti genitori che preferiscono ridurre le loro spese in altri settori; il 17% degli intervistati ha dichiarato che la categoria merceologica che ha visto il maggior aumento della loro spesa è quella dei prodotti biologici.
Lo studio è consistito in interviste a 1.200 famiglie di tutti gli Stati Uniti realizzate da RMI Research and Consulting, LLC, è stato effettuato nel mese di aprile ed è stato presentato a Chicago alla  All Things Organic Conference and Trade Show di giugno.
La ricerca individua e profila chi promuove l'acquisto dei prodotti biologici a livello familiare, tra gli amici e i colleghi, e analizza il ruolo dei genitori come potenziali influenzatori della scelta.
Le scelte d’acquisto, in una congiuntura difficile, si sono modificate, e i consumatori hanno usato diverse strategie per continuare ad acquistare prodotti biologici.
È aumentata la quota delle materie prime (anziché comprare dolci pronti, il consumatore acquista farina, zucchero, uova ecc.) e si sono ri-orientati i canali d’acquisto, con l’acquisizione di maggior peso della GDO rispetto ai punti vendita specializzati (che negli Usa non sono prevalentemente di limitate dimensioni: Whole Foods Market e altri specialisti vantano superfici di vendita assolutamente inconcepibili per il mercato europeo) e in quelli di alimenti gourmet (altra caratteristica specifica degli Stati Uniti è la presenza di un significativo assortimento biologico nei negozi convenzionali di alimentari di fascia alta).
È aumentato sensibilmente il ricorso ai buoni sconto (altra caratteristica particolare del mercato Usa), sono in segmentazione e posizionamento, tutti elementi che hanno contribuito all’aumento delle vendite.

Diversi studi sono disponibili per valutare l’evoluzione dei consumatore nell’ultimo decennio.
Secondo il rapporto "The Organic Consumer Profile" (Hartman Group, gennaio 2000), all’epoca quasi un terzo della popolazione statunitense acquistava regolarmente qualche prodotto biologico. Circa il 60% non li acquistava, ma si dichiara interessato a provarli. Il consumatore moderato di prodotto biologico rappresentava il 29% della popolazione, mentre la quota di heavy consumer era del 3%. Oltre metà dei prodotti era acquistata nei supermercati e nei negozi di alimentari (prodotti più acquistati: ortaggi, frutta e prodotti a base di cereali).
La maggior spesa si concentrava sull'acquisto di frutta biologica fresca, seguita dagli ortaggi (complessivamente valevano oltre un terzo della spesa), dalle uova (17 per cento) e dai lattiero caseari (16 per cento). La propensione all’acquisto di prodotti freschi conteneva la quota dei surgelati e dei gelati a livelli di acquisto più bassi (tra il 5 e il 7 per cento)
Secondo il rapporto "Fresh Trends 2000" (The Packer found) circa un terzo dei consumatori aveva acquistato prodotti ortofrutticoli biologici negli ultimi sei mesi. L’82% di chi acquista biologico acquistava ortaggi.
Le fasce d’età prevalente del consumatore erano tra i 45 e i 54 anni (36%) e tra i 18 e i 34 (35%).
Tra i consumatori, il segmento principale era anche dieci anni fa rappresentato da laureati o diplomati (bachelors e postgraduate degree: HealthFocus Inc., "What Do Consumers Want from Organics?" 1999 e Organic Consumer Trends 2001, Natural Marketing Institute).
Dall’indagine Trends in the U.S.: Consumer Attitudes and the Supermarket, 2000 condotta dal Food Marketing Institute su 1000 consumatori risulta che il 67% indicava che il loro abituale punto vendita proponeva prodotti biologici. Delle 669 persone che hanno dichiarato la presenza nel punto vendita di prodotti biologici, il 54% acquistava prodotti biologici o naturali almeno una volta al mese, 23% almeno una volta a settimana, 31% da una a tre volte al mese, il 26% non li aveva mai acquistati. Il 37% dichiarava di aver cercato e acquistato prodotti etichettati con riferimento al metodo biologico, il 38% dichiarava di prestare attenzione da quasi sempre a qualche volta alle dichiarazioni sulla biologicità del prodotto.
Secondo uno studio condotto nel marzo 2001 da Roper Starch Worldwide per conto dell’azienda Walnut Acres, ad acquistare alimenti o bevande biologiche almeno di tanto in tanto era il 63% degli americani.
Per lo studio Who Is Eating Organic? And Why? (marzo 2001), il 40% degli statunitensi dichiarava che avrebbero aumentato il peso dei prodotti biologici nella propria dieta entro un anno. 8 adulti su 10 sapevano che i prodotti biologici derivano da processi che escludono  ormoni, fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi. Secondo lo studio, anche i non consumatori di biologico non sono d’accordo con la dichiarazione che “i prodotti biologici sono un imbroglio”.
Per Organic Lifestyle Shopper Study 2000 (The Hartman Group), le motivazioni d’acquisto prevalenti erano: 66% di ordine salutistico/nutrizionale, sapore 38%, sicurezza alimentare 30%, ambiente 26%, disponibilità (16%). 

Parte della crescita è senz’altro attribuibile alle norme nazionali dell’USDA, applicate dal   2002, che hanno portato a una miglior visibilità del prodotto e a un aumento di fiducia sull'integrità del sistema produttivo, finalmente uniforme a livello nazionale.
Tutte le ricerche di mercato indicano una crescita numerica dei consumatori di biologico.
Per Hartman Group (2008) il 69 per cento degli adulti ha acquistato alimenti biologici almeno saltuariamente nel corso dell’anno.
Ad acquistarne ogni settimana è stato il 19%, contro il 3 per cento alla fine degli anni ‘90 (Hartman Group, 2000, 2008).
Il Food Marketing Institute ha rilevato l’acquisto di prodotti biologici negli ultimi sei mesi da parte del 51 per cento dei responsabili acquisti nel 2006: nel 2001 la quota era del 44% (Food Marketing Institute, 2006).
Praticamente tutti gli studi concludono con la constatazione che i consumatori con livelli di istruzione più elevati sono i più propensi all'acquisto di prodotti biologici (Dettmann e Dimitri,
2010; Zepeda e Li, 2007; Kristallis et al., 2006; O'Donovan e McCarthy,  2002; Cicia et al., 2002; Fotopoulos e Kristallis, 2002; Magnusson et al., 2001).
L'impatto varia con i diversi livelli di istruzione: le famiglie con laurea sembrerebbero meno propense ad acquistare prodotti biologici (Durham, 2007; Thompson, 1998) di quelle con istruzione post-laurea (Dettmann e Dimitri, 2010).
Numerose ricerche ed analisi accompagna l'esplorazione dei consumatori di prodotti biologici da parte delle imprese settore. Gran parte di queste ricerche si basano sulla "disponibilità a pagare"
o su interviste ai consumatori nei punti vendita, mettendo in relazione le merci acquistate con le informazioni demografiche degli acquirenti,
Gli studi si concentrano su specifici attributi, quali il reddito, l'istruzione, la presenza di bambini, e i fattori in grado di influenzare la probabilità di una disponibilità del consumatore a pagare un premio di prezzo per i prodotti biologici.
Parte dei risultati di questi studi non è coerente, probabilmente a causa della diversa localizzazione delle interviste, dell’ampio ventaglio di prodotti preso in esame e di altre variabili.

Alcuni studi individuano negli asiatici e negli ispanici i gruppi etnici tra cui è probabile individuare acquirenti di prodotti biologici, o che i gruppi più impegnati in uno stile complessivo di vita “biologico” sono ispanici e neri (Baxter, 2006).
Altre fonti rilevano che i consumatori meno propensi ad acquistare ortaggi biologici sono i neri (Dettmann e Dimitri, 2010).
In ogni caso è estremamente interessante notare che al di là del prezzo di vendita superiore a quello dei prodotti convenzionali, il consumo non è appannaggio della fascia socio economica superiore.
Metà dei consumatori americani che acquistano spesso alimenti biologici ha infatti un reddito familiare inferiore a $ 50.000 (40.500 euro) (Howie, 2004).
Gli studi hanno raggiunto conclusioni contraddittorie sull’influenza della presenza di  bambini nel nucleo familiare sull’acquisto di prodotti biologici.
Per alcune fonti le famiglie con figli sotto i 18 anni sono più propense ad acquistare prodotti freschi biologici (Thompson e Kidwell, 1998) e mele biologiche (Loureiro  et al., 2001). Per altre la presenza di bambini sotto i 18 anni riduce del 10% la probabilità di acquistare biologico (Zepeda e Li, 2007). Da altri studi emergono comportamenti apparentemente contraddittori, in cui le famiglie
con bambini sarebbero meno disposte a pagare un premio di prezzo per le patate biologiche (Loureiro e Hine, 2001), ma avrebbero una maggiore probabilità di acquistare ortofrutta biologica rispetto alle famiglie per senza figli.
La probabilità di acquistare prodotti biologici aumenta con il numero di bambini nel nucleo familiare per Thompson e Kidwell, 1998, mentre altri autori ritengono che la presenza di figli nel nucleo familiare non abbia effetti sulla probabilità di acquisto organici (Durham, 2007).
Per gli studi che includono il reddito come variabile, le risultanze sono contraddittorie.
Le famiglie più piccola e con reddito più alto sono gli acquirenti più probabili di ortofrutta biologica (Govindasamy e Italia, 1990) e di mele biologiche (AL Loureiro et al., 2001). Per un altro studio il reddito non è correlato alla probabilità che una famiglia acquisti prodotti biologici (Durham, 2007). Per un altro ancora, le famiglie a reddito più elevato sono più propense ad acquistare ortaggi biologici, ma una volta assunta la decisione, destinano solo una parte della loro spesa all’acquisto delle versioni biologiche (Dettmann e Dimitri, 2010).
Per concludere, un altro studio ha rilevato che il reddito è associato negativamente all’acquisto  per i consumatori occasionali, ma non ha alcun impatto quando la persona sia un consumatore frequente di prodotti biologici (Zepeda e Li, 2007).

I sondaggi indicano risultati contrastanti sulla posizione del consumatore rispetto al  prezzo degli alimentari biologici. Il settanta per cento lo ritiene troppo costoso (Whole Foods Market, 2005), confermando studi precedenti che indicano il prezzo come ostacolo all'acquisto (The Packer, 2000, 2002; Walnut Acres, 2002). L'aumento dei prezzi sembra essere un ostacolo per alcuni prodotti, come l’ortofrutta o il baby food (Barry, 2004).
Dai dati di vendita risulta che nella seconda metà del 2008 i consumatori hanno cominciato a sostituire i prodotti biologici di marca con quelli a private label bio delle catene distributive (normalmente più economici) in risposta alle incerte condizioni macroeconomiche (Martin e Severson, 2008; Naughton, 2008; Progressive Grocer, 2008).

In ogni caso è concorde la stima di una crescita per i prossimi cinque anni.


Probabilmente il più noto ristorante biologico del mondo è Nora’s Restaurant (http://www.noras.com) , aperto a Washington nel 1979 dall’austriaca Nora Pouillon e diventato nel 1999 il primo ristorante certificato degli Usa (almeno il 95% degli ingredienti agricoli è certificato), noto anche ai lettori delle cronache rosa per aver ospitato nel gennaio scorso Michelle e Barak Obama per la cena di compleanno della First Lady.
La carta dei vini (dai 38 dollari per un Domaine Pouillon 2007 della Columbia Valley ai 295 di un Cabernet sauvignon Shafer Hillside Select della Napa Valley ) vede il prevalere di vini convenzionali, per quanto siano assai numerosi quelli identificati con le diciture “Grapes Grown Without Synthetic Pesticides or Fertilizers” e “Certified Organically Grown Grapes”.
Tra i vini da uve biologiche si trovano solo due prodotti italiani: un Fiano di Avellino 2008 (a 52 dollari, 42 euro) e un Cerasuolo di Vittoria 2007 (a 59 dollari, 48 euro); la situazione , quindi, non può che migliorare.
Altri tre ristoranti statunitensi hanno seguito Nora’s nella certificazione, ma ristoranti e fast food  con offerta prevalente o parziale di ingredienti biologici sono particolarmente diffusi.
La maggior parte dei supermercati Whole Foods e molti punti vendita indipendenti presentano una cafeteria, la quasi totalità dispone di un servizio di delivery o di take away per la pausa pranzo.
Un elenco di ristranti e fast food si può trovare a pagina www.organichighways.com, altri con connotazione più vegetariano/macrobiotico alle pagine www.dinegreen.com, www.happycow.net/north_america, www.vegdining.com/GetRestList.cfm?rgk=NA-US.
Il responsabile degli acquisti alimentari è di norma lo chef.
In particolare per il vino valgono considerazioni sul prezzo. L’entità della mancia al cameriere è determinata in percentuale al prezzo del pasto; di norma il cameriere ha l’interesse di suggerire le bottiglie più costose (ottenendo un tip maggiore). Ne consegue che nella ristorazione vini da 50 dollari a bottiglia possono così avere più successo di vini da 15 dollari a bottiglia, che uil personale è scarsamente interessato a proporre.
Le consuete problematiche (scarsità dello spazio a magazzino, necessità di rifornimenti costanti, inopportunità di cospicue immobilizzazioni, complessità gestionali e amministrative) tendono a far sì che la ristorazione solo di rado (e solo per certuni prodotti) importi direttamente, tendendo invece a rivolgersi a produttori locali (un altro effetto del “chilometro zero”, più propriamente “food miles”) o a distributori in grado di assicurare una logistica compatibile e consegne quotidiane just in time..

Le vendite on line e quelle analoghe per corrispondenza sono particolarmente diffuse, anche grazie a servizi postali assai efficienti. Il peso economico, non valutabile, si può ritenere percentualmente contenuto, ma, stanti le dimensioni del mercato complessivo, è pur sempre significativo. Una directory di operatori di e-commerce biologico è reperibile a pagina
http://www.theorganicpages.com/topo/commercialactivity.html?ca=mailorder

Dal 12 dicembre 2003 è in vigore la legge su bioterrorismo "Public Health Security and Bioterrorism Prepardness and Response Act“, che ha l'obiettivo di tutelare gli USA da minacce di attacchi terroristici nella catena alimentare.
La norma prevede la registrazione obbligatoria alla FDA di tutti i centri nazionali ed esteri che producono, trasformano, trattano, confezionano o detengono alimenti destinati al consumo da parte di persone o animali negli USA


Qualunque azienda desideri esportare prodotti alimentari negli USA deve adempiere a quanto previsto, registrandosi via web (www.access.fda.gov) con apertura un account e creazione di una password.

È importante che la registrazione avvenga prima che i prodotti alimentari siano esportati negli USA: nel caso di mancata registrazione per tempo, la merce verrà bloccata al porto d’entrata e la ditta esportatrice dovrà sostenere i costi per lo spostamento o il magazzinaggio.
Al termine della registrazione si riceverà un numero di registrazione ed un pin
 (FDA
registration number) che dovrà essere riportato sulla prior notice e comunicato allo spedizioniere, al custom broker e all’importatore americano.
Un’azienda si registra una sola volta ma è tenuta ad aggiornare le informazioni di registrazione richieste ogni volta che queste cambiano.

Sia la registrazione che gli aggiornamenti sono completamente gratuiti.
Ogni centro che esporti prodotti alimentari in USA deve obbligatoriamente nominare un Agente, che
sarà uno solo, anche se si hanno più importatori.
L’agente può essere il distributore, lo spedizioniere, il custom broker oppure qualsiasi altra persona di fiducia dell’azienda, che risieda o abbia un’attività di affari negli USA
La legge stabilisce che la FDA riceva un preavviso per l’importazione di prodotti alimentari negli USA.
Il preavviso va presentato esclusivamente in maniera elettronica tramite il Prior Notice System della FDA al link www.access.fda.gov oppure tramite l’ABI/ACS (Automated Broker Interface of the Automated Commercial System) del Bureau of Customs and Border Protection.
Il preavviso va presentato non più di 5 giorni prima dell’arrivo dei prodotti alimentari al porto d’entrata degli USA e non meno di:
- 2 ore prima via terra (trasporto stradale)
- 4 ore prima via aerea o via terra con trasporto ferroviario
- 8 ore prima via acqua
- prima della spedizione in USA se avviene tramite posta internazionale (
in questo caso il pacco postale deve essere accompagnato dalla ricevuta di conferma della prior notice).

Le regolamentazioni igienico sanitarie non differiscono da quelle per i prodotti convenzionali, così come la normativa doganale (fermo restando l’obbligo della certificazione del prodotto).
Per informazioni su eventuali variazioni delle normative ci si può collegare al sito delle dogane statunitensi  http://www.customs.gov/  , aggiornato tempestivamente; anche per il mercato Usa vale comunque la generale raccomandazione di sottoporre a un check con l’importatore la conformità di prodotto ed etichettatura. 
Sulle merci importate si applicano i dazi doganali, il cui tasso è differenziato in base al Paese di provenienza: per esempio, l’olio extravergine è esente se prodotto in area Nafta, in Israele e Giordania e altri Paesi compresi nel Generalized System of Preferences, mentre sconta la tariffa piena per i Paesi con cui gli Stati Uniti non intrattengono buoni rapporti politici o commerciali.
Le tariffe doganali aggiornate (Harmonized Tariff Schedule of the United States) si possono trovare a pagina http://dataweb.usitc.gov/SCRIPTS/tariff/toc.html.
L’apprezzamento dell’Euro sul dollaro per un verso rende redditizio investire negli Usa, per l’altro non semplifica le esportazioni.
Per quanto riguarda gli aspetti generali dell’etichettatura, il contenuto netto va indicato utilizzando le unità di misura statunitensi e anche quelle decimali. È necessario che la confezione indichi il Paese di origine o quello in cui è stata svolta l’ultima operazione di preparazione.
È necessaria la tabella nutrizionale, che va redatta secondo criteri diversi da quelli utilizzati nell’Unione Europea (vedi l’esempio in un prodotto a private label Whole Foods Market)


Il sito dell’ICE www.ice.gov.it è ricco di ogni altra utile informazione.
Le leve decisionali del marketing mix per l’introduzione di prodotti biologici, negli Usa come altrove, è in stretta relazione alla strategia dell’azienda, ai canali commerciali individuati, alle risorse imprenditoriali, organizzative ed economiche. Potendo contare sull’assistenza del desk Ice dedicato, è opportuno appoggiarvisi per determinare il piano di marketing più appropriato (vedere alla sezione “Distribuzione specializzata” il capitolo “Sostegno alle iniziative negli Stati Uniti”.
Al di là delle ovvie considerazioni su lingua dell’etichetta, tabella nutrizionale e unità di misura, la grande articolazione dei canali commerciali (dal discount al specialty shop) non consentono di individuare “il” packaging ideale.
Il mercato tende ad evitare imballaggi non necessari, per considerazioni economiche ed ecologiche, ma può apprezzare quelli con valenze estetiche (nell’accezione statunitense di estetica, spesso “over” e ai limiti del kitsch: bottiglie decorate, vetri lavorati ecc.).
In linea di massima, fermo restando che una parte minoritaria e più “alternativa” del mercato potrebbe non gradire esagerazioni, in un mercato affollato e rutilante come quello statunitense, il packaging deve accantonare ogni forzatura di pauperismo, diventando pratico, piacevole e accattivante (in particolare se si pensa al canale del gourmet food, degli specialty shops e della regalistica).
Mediamente le confezioni sono maggiori di quelle europee (blister di uova da 12 pezzi, liquidi da quart –1.13 litri- ecc.); per prodotti come vino e olio non sono infrequenti bottiglie da 0.5 o da 0.375.

Il fatto che i prodotti siano ottenuti in conformità al metodo biologico è positivo nel massa market, garantendo di non aver contribuito all’inquinamento ambientale e alleggerendo il consumatore dalle preoccupazioni dei residui di sostanze tossiche.
Ma si tratta di caratteristiche comuni a tutti i prodotti biologici, di scarso rilievo se ci si proietta sul mercato specializzato, dove costituiscono semplicemente un pre-requisito d’ingresso.
Plus vanno quindi ricercati nella qualità organolettica, nella tradizione gastronomica italiana, nella praticità, nella fornitura di ricette e consigli per l’utilizzo e, soprattutto, nel “value for money”.
Ben prima che fosse vietato nell’Unione Europea, negli Usa la legge vieta il prezzo imposto di vendita al pubblico, e i prezzi possono solo essere consigliati (suggested retail price).
L’allungamento del canale distributivo si riflette sul prezzo finale.
AMS Market News pubblica i prezzi dell’ortofrutta biologica in una serie di 15 mercati tra Boston e San Francisco (http://www.ams.usda.gov/AMSv1.0/fv). L’Economic Research Service dell’Usda rileva i prezzi franco azienda biologica e quelli all'ingrosso rendendoli disponibili a pagina http://www.ers.usda.gov/data/OrganicPrices/.
Market News ha iniziato a rilevare i prezzi del pollame biologico  su Organic Poultry and Egg report dal gennaio 2004 (vedere a pagina http://www.ams.usda.gov/AMSv1.0/ams.fetchTemplateData.do?template=TemplateN&navID=MarketNewsAndTransportationData&leftNav=MarketNewsAndTransportationData&page=PYMarketNewsReportsOrganic&acct=pmn).
Nel gennaio 2006, l’Agricultural Marketing Service  ha iniziato a rilevare le vendite (in volume) di latte biologico (vedere a pagina http://www.ams.usda.gov/AMSv1.0/getfile?dDocName=STELPRDC5081902).
Nel gennaio 2007, Market News ha cominciato rilevazioni bisettimanali sui cereali biologici nel Midwest superiore e la Corn Belt orientale (vi si accede dall’homepage dell'AMS http://www.ams.usda.gov/AMSv1.0/LSMNpubs).  
A livello di vendita al dettaglio, dei prodotti biologici e il latte, i due top vendite di prodotti alimentari biologici categorie, riceveranno i premi significativi dei prezzi rispetto ai prodotti coltivati in modo convenzionale
Rilevazioni sui prezzi sono disponibili dal sito dell’Usda a pagina http://www.ers.usda.gov/data/OrganicPrices/ .
I prezzi dei prodotti biologici sono regolarmente più elevati di quelli degli analoghi prodotti convenzionali, dal consueto 20/30% ad assai di più.
Le indagini del 2005 dell’ERS sui prezzi dei prodotti biologici a livello retail effettuate su un panel di consumatori rappresentativo a livello rilevano una variabilità da prodotto a prodotto; in generale il differenziale era più elevato per i prodotti lattiero caseari che per quelli ortofrutticoli.
L’ERS ha preso in considerazione i prezzi di 18 frutti e 19 ortaggi e ha scoperto che il differenziale di prezzo era inferiore al 30% per oltre due terzi dei prodotti; la variabilità del differenziale era più forte per gli ortaggi che per la frutta (esclusi i mirtilli, il cui premio di prezzo superava il 100%).
Venendo al comparto lattiero caseario, il prezzo del latte biologico era superiore del 72% rispetto al convenzionale negli Stati occidentali e del 126% in quelli orientali (Dimitri e Venezia,
2007).
Il differenziale medio di prezzo per il latte biologico nel 2004 è stato del +98 per cento.
Sulla base delle rilevazioni ERS, i prezzi del latte variano a seconda del contenuto di grasso, alle dimensioni del contenitore e alla marca. (Smith et al., di prossima pubblicazione).
Il premium di prezzo biologico per un contenitore da mezzo gallone (1,9 litri) variava dal +60% per prodotto a private label a +109% per il prodotto di marca.
Contrariamente a quanto accade per il latte convenzionale, il prezzo aumenta col diminuire della percentuale di grasso (il che sembra dimostrare un occhio attento alle caratteristiche del consumatore, che esprime una domanda di prodotti low-fat, piuttosto che a considerazioni puramente industriali, secondo le quali il prodotto con più grasso costa di più, in quanto non lascia a disposizione grasso da lavorare successivamente).
L’ ERS ha anche esaminato le caratteristiche dei consumatori di prodotti biologici, basandosi su un campione rappresentativo delle famiglie degli Stati Uniti, scoprendo che gli asiatici e gli afroamericani tendono ad acquistare prodotti biologici più spesso dei bianchi e degli ispanici   (Stevens-Garmon et al.  2007).
Le famiglie che risiedono negli stati occidentali hanno una spesa pro capite per  prodotti biologici più elevata che nelle altre regioni. Neppure questo studio ha trovato associazioni coerenti tra  reddito delle famiglie e spesa per i prodotti biologici
Le politiche di prezzo, quindi, differiscono a seconda del canale commerciale (chiaramente quelle di Wal Mart non coincidono con quelle di Whole Foods) e della tipologia del prodotto.
Va tenuto presente che un emendamento non scritto della Costituzione americana è “value for money”, che possiamo tradurre con “rapporto qualità/prezzo”, la regola da tener presente per approcciare il mercato statunitense.

Contributi promozionali, sconti e termini di pagamento
È abitualmente richiesto un contributo promozionale a sostegno di campagne di taglio prezzo di promozioni a punto vendita (degustazioni e simili).
Possono essere proposti premi al raggiungimento di obiettivi di vendita, in misura analoga a quelli consuetudinari in Italia.
I termini di pagamento sono concordati tra le parti. Possono essere considerati correnti termini di pagamento a 90 giorni per le catene e gli importatori, e di 60 giorni fine mese per i distributori e i broker.

I vantaggi percepiti dai rivenditori sono: pubblicità e sostegno promozionale, vantaggi competitivi del prodotto, accettazione da parte del consumatore, sostegno in merchandising, qualità del prodotto, efficienza dei trasporti e della logistica, partnership strategica, condizioni commerciali.
Associazioni e stampa specializzata

Rodale Institute

Organic Trade Association

Organic Consumers Association

The Organic Center

Global Organic Alliance

http://naturalfoodsmerchandiser.com/

http://nutritionbusinessjournal.com/


I siti web dei soci IFOAM statunitensi

Accredited Certifiers Association, Inc.

AgriSystems International

Aurora Organic Dairy

Biodynamic Farming and Gardening Association

California Certified Organic Farmers

Center for Organic and Sustainable Agriculture


Ceres Organic Harvest, Inc.

Certified Naturally Grown

Collaborative Advantage Marketing LLC
 
East Milling International - Quality Organic Food and
Agriculture


Ecco Pacific LLC

Environmental Care & Share, Inc.

Equal Exchange

Florida Organic Growers / Quality Certification Services

Frey Vineyard's
 
Harriet Behar

Independent Organic Inspectors Association

International Certification Services Inc. dba Farm
Verified Organic


Iowa State University Organic Agriculture Program

Kamut International

Midwest Organic Services Association

 
Nature's International Certification Services
 
Northeast Organic Farming Association Interstate Council

Oregon Tilth Certified Organic

Organic Certifiers
 
Organic Crop Improvement Association International Inc.


Organic Materials Review Institute

Organic United Nations Friendship Association


Organic Valley

Organically Grown Company

Pan African Agricultural Plantations Limited


Pennsylvania Certified Organic

 
Quality Assurance International
 
Seeds of Change

Smart Enviro Solutions
 
Stephen Gliessman

Tradin Organics USA, Inc.

Vantage Organic International

Washington State Dept. of Agriculture

Westbridge Agricultural Products


Wolf & Associates

Di seguito presentiamo una lista di operatori statunitensi attivi sia sul canale specializzato che mainstream.

Segnaliamo che sul sito dell’Ota (http://www.ota.com/) è disponibile un completo database navigabile delle aziende di trasformazione e distribuzione.

20/20 Marketing Group, Inc.
Contact:Terry Barrett
Phone:321.206.0392
E-mail: t2020mkt@aol.com
Website:n/a
Address:11328 Camden Loop Way, Windermere, Fla. 34786
Company profile: 20/20 Marketing focuses only on protein items sold to supermarkets and food service distributors and chains. We cover Florida, Georgia, Carolina and Tennessee and as far north as Boston.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Fresh, Organic
Region:East
Service offerings:Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers

5 Star Sales & Marketing
Contact:Joe Tims
Phone:940.239.9600
Website:n/a
E-mail: jtims@msn.com
Address:1809 Diamond Lake Trail, Justin, Texas 76247
Company profile: Specialty foods broker representing international, gourmet, ethnic, natural and organic products.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Grocery, Organic
Region:National
Service offerings:Expansion, Marketing consultation, New product introductions, Retail promotion

A Natural Choice
Contact:Sunny Crowley
Phone:808.695.7888
Website: www.a-natural-choice.net
E-mail: sunny@a-natural-choice.net
Address:84-175 A Water St., Makaha Hawaii 96792
Company profile: ANC is an "in the trenches" brokerage. We broker both HBA and Grocery, and call on all the Islands. We build relationships that last, and are familiar with "Brand management," "Store sets," "skyline sets," and more. We are diligent in working our brands with our buyers.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Pacific
Service offerings:Advertising assistance, Bag stuffers, Brochures, Educational materials, Expansion, Free samples, New product introductions, New store assistance, Product positioning, Retail promotion, Signage

Acosta Sales & Marketing
Contact:Mark Dixon
Phone:714.988.1319
Website: www.acosta.com
E-mail: mdixon@acosta.com
Address:915 W. Imperial Hwy, Brea, Calif. 92821
Company profile: We are a full service sales and marketing company with a national presence handling all classes of trade and all types of merchandise.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic, Personal care
Region:National
Service offerings:Advertising assistance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Product positioning, Product rotation, Retail promotion, Shelf sets

Advance Food Brokerage
Contact:Wyatt Kaul
Phone:281.398.9522
Website:n/a
E-mail: afbwyatt@aol.com
Address:1711 Barton Creek Trail, Katy, Texas 77450
Company profile: A brokerage firm that focuses on specialty, natural and organic foods.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Central, National, South, Southwest
Service offerings: Advertising assistance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Retail promotion, Shelf sets, Signage, Velocity reports

Advanced Packaging and Distribution Specialist, Inc.
Contact:Richard Francois
Phone:209.824.6766
Website: www.apdsinc.com
E-mail: rfrancois@apdsinc.com
Address:P.O. box 2246, 600 Spreckels Ave., Manteca, Calif. 95336
Company profile: APDS Logistics, Inc. is a fully integrated logistics company, packaging, storage and in house trucking/distribution, "One Stop Shopping."
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Grocery, Organic, Personal care
Region:Pacific, Pacific Northwest, Southwest
Service offerings: Brochures

Advantage Sales & Marketing
Contact:Frank Morris
Phone:210.507.3729
Website:www.asmnet.com
E-mail:frank.morris@asmnet.com
Address:19100 Von Karman, Irvine, Calif. 92612
Company profile: To create outstanding value for clients and customers through superior sales execution, operational excellence and innovative marketing services.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:National
Service offerings:Advertising assistance, Bag stuffers, Brochures, Catalogs, Educational materials, Expansion, Free samples, Inventory maintenance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Newsletters, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Remodeling, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers, Signage, Velocity reports

AFC Trading & Wholesale, Inc.
Contact:Leo Wu
Phone:323.223.7738
Website: www.afctradingwholesale.com
E-mail: afctradingwholesale@gmail.com
Address:4738 Valley Blvd., Los Angeles, Calif. 90032
Company Profile: Leading manufacturer of soy products: Tofu, beancurd, baked tofu, organic soy items, various soy products ranging from fresh, frozen and dry. Quality soy products, healthy and nutritious. Custom manufacturing available! Bulk packaging available! Contract manufacturing available! Private labeling available! Call for details!
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic
Region:National
Service offerings:Advertising assistance, Brochures, Catalogs, Expansion, Free samples, Inventory maintenance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Retail promotion

Alter Eco LLC.
Contact:Carolyn Schaedel
Phone:908.898.1810
Website: www.alterecoonline.net
E-mail: altereco@comcast.net
Address:1 Murray Hill Manor, New Providence, N.J. 07974
Company profile: Alter Eco believes that everyone can make a difference in preserving our environment. Selling fashionable merchandise made from organic materials and product that is energy efficient and sustainable. Our products help to raise awareness that being “eco-friendly" can help the quality of life for ourselves and future generations and does not have to be an “inconvenient truth.” We work with companies that are looking for "green "product for incentive or retail sales. Featuring: portable solar chargers, bamboo serving pieces, jewelry, fashionable shopping totes, organic beef (home delivery) and more...
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Organic
Region:National
Service offerings:Brochures, Product demonstrations, Product positioning

Avante Manufacturing
Contact:Marilyn Kurtz
Phone:877.407.8655
Website: www.avantekiosks.com
E-mail: marilyn@avantekiosks.com
Address:4725 Iris Rd., Okanagan Falls, B.C., Wash. V0H 1R0
Company profile: Custom permanent in-store point of purchase displays. We design, manufacture and distribute directly from our factory. Avante has no startup or developmental charges when creating a custom display or kiosks.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:National
Service offerings:Shelf talkers, Signage

Batterton Brokerage Inc.
Contact:Lawrence Batterton
Phone:415.488.1276
Website: www.battertonbrokerage.com
E-mail: l.batterton@comcast.net
Address:P.O. box 9418, San Rafael, Calif. 94912
Company profile: Batterton Brokerage represents leading natural health and beauty care manufacturers. We cover Northern California and Hawaii, with associated brokers in Southern California, Oregon and Washington. With over 15 years of experience, our success can be attributed to excellent service and maintaining a small and selective client base.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Pacific, Pacific Northwest, South, Southwest
Service offerings: Expansion, Inventory maintenance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers, Velocity reports

BayPoint
Contact:Paul Freiberger
Phone:510.741.7190
Website:n/a
E-mail: paulfreibgerger@comcast.net
Address:P.O. box 5312, Hercules, Calif. 94547-5312
Company profile: Sales and marketing.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Grocery, Organic
Region:Pacific
Service offerings:Marketing consultation, New product introductions, Retail promotion

BKN Int., Inc., dba. Izzycue, Foodzonkers, Philanthrofoods
Contact:Kenneth H. Tan
Phone:301.299.4848
Website: www.izzycue.com
E-mail: info@izzycue.com
Address:P.O. box 342116, Bethesda, Md. 20827-2116
Company profile: Izzycue® is a privately-held specialty foods boutique broker shop. Established in early 1997, Izzycue seeks to serve the growing interest in specialty foods in the mainstream marketplace. Some examples of key commodity items include free-range cattle, rBST/rBGH-free dairy, organic sustainable agriculture, renewable energy, non-GMO ingredients, IQF wild-caught fisheries and fair trade products. Our mission is to be an organization that directly impacts and influences the future of our clients, their market viability and financial worthiness. Our success will be determined by delivering top-tier performance and margin-recapture suites that is adequate and in the best interest of our clients.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic
Region:National
Service offerings:New product introductions, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Retail promotion

BND Corp
Contact:Paul
Phone:949.495.4278
Website: www.bndcorp.com
E-mail: plhjr@cox.net
Address:24776 Queens Ct., Laguna Niguel, Calif. 92677
Company profile: BND Corp is a promotional products distributor which features e-friendly products on its website. We want to help you reach your clients and prospects through e-friendly products. Woman-owned business.
Channel:Natural products retailers
Product specialties: Organic, Personal care
Region:National
Service offerings:Advertising assistance, Bag stuffers, Shelf talkers

Bob Krieger Sales Organization
Contact:Bob Krieger
Phone:310.454.2154
Website:n/a
E-mail: bobbygoodguy@verizon.net
Address:16001 PCH #2 Copra, Pacific Palisades, Calif. 90272
Company profile: l have been covering San Diego thru Solvang since 1973. We call on health food stores only. My focus is organic/gourmet/wheat-free/gluten-free. We are responsible for headquarter calls as well as store level and distributors.
Channel:Natural products retailers
Product specialties: Grocery, Organic
Region:Pacific
Service offerings:Advertising assistance, Brochures, Catalogs, Expansion, Free samples, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Newsletters, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Retail promotion, Shelf sets, Signage, Velocity reports

Bon Sales & Marketing
Contact:Matt Bon
Phone:707.538.0371
Website: www.bonsalesandmarketing.com
E-mail: matthewbon@gmail.com
Address:1434 Great Heron Dr., Santa Rosa, Calif. 95409
Company profile: Over 25 years of experience. "Award winning" food broker handling Northern California, Safeway Corporate and Costco. Specializing in natural and organic foods. With Bon Sales & Marketing as your broker, you can trust that your needs will be met and exceeded with commitment, quality, and service.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic
Region:Pacific, Pacific Northwest
Service offerings: Advertising assistance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Product positioning, Retail promotion

Brand Builders
Contact:Clay Anderson
Phone:949.254.8182
Website: www.brandbuildersusa.com
E-mail: canderson@brandbuildersusa.com
Address:P.O. box 32, Trabuco Canyon, Calif. 92678
Company profile: We are a sales and merchandising company. Our focus is on all channels in the Southern California area. In these economic times when companies are downsizing their sales force, we fill that void as a sales team for hire.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Grocery, Organic
Region:Pacific
Service offerings:Expansion, New product introductions, New store assistance, Product positioning, Product rotation, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers, Signage

Brandt-Estrada Sales LLC
Contact:Ruth Brandt and Sergio Estrada
Phone:818.225.2281 or 818.225.2219
Website:n/a
E-mail: ruth2sergio4@aol.com
Address:22628 Quinta Rd., Woodland Hills, Calif. 91364
Company profile: We are proud to represent some of the finest nutrition and bodycare companies in the natural products industry, covering Los Angeles and surrounding areas. We provide regular service to our customers, which includes staff trainings, demos and merchandising.
Channel:Natural products retailers
Product specialties: Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Pacific
Service offerings:Advertising assistance, Bag stuffers, Brochures, Educational materials, Free samples, Inventory maintenance, New product introductions, New store assistance, Price lists, Product demonstrations, Retail promotion, Shelf talkers

Breakout Sales & Marketing (dba; Naturally TCL)
Contact:Alan Urpsis, Tom Lombardo
Phone:480.732.9552, 480.732.9124
Website: www.breakoutsalesandmarketing.com
E-mail: aurpsis@naturallytcl.com,tlombardo@naturallytcl.com
Address:456 W. Chandler Blvd., Chandler, Ariz. 85225
Company profile: Natural product brokerage covering the entire West, selling all categories in all classes of trade. N-TCL has been in the natural/specialty foods business for 30 years. Service and professional sales people have been the key to our success over those 30 years. Owned by Al Urpsis, Jimmy Searcy and Tom Lombardo, combined they have over 100 years experience in the industry from retail distribution to national sales management.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Fresh, Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Mountain, Pacific, Pacific Northwest, Southwest
Service offerings: Educational materials, Free samples, Inventory maintenance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Remodeling, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers, Signage, Velocity reports

Campo Verde Solutions
Contact:Kim Greenfeld
Phone:781.444.9993
Website: www.campoverdesolutions.com
E-mail: kgreenfeld@campoverdesolutions.com
Address:37 Rivard Rd., Needham, Mass. 02492
Company profile: Campo Verde Solutions is a consulting firm to the organic and natural food industry with a primary focus on private label programs. We provide expertise in product development, growing innovative private label programs, sales management, marketing and packaging.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:National
Service offerings:Marketing consultation, New product introductions, Product positioning

Cathy's Organic Superstore
Contact:Brian Gallagher
Phone:602.541.0777
Website:www.cathysorganicsuperstore.com
E-mail:gallo6072@aol.com
Address:P.O. box 2009, Carefree, Ariz. 85377
Company profile: We are an organic, natural products, and health products ecommerce business. Our goal is to handle a variety of product categories so the consumer can have a one stop shop. We also encourage phone calls to us so that we can provide our insights as to the benefits of our various products.
Channel:Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:National
Service offerings:Advertising assistance, Educational materials, New product introductions, Newsletters, Price lists, Product demonstrations

CDS
Contact:Mark Veith
Phone:630.941.3320
Website: www.chdeli.com
E-mail: sales@chdeli.com
Address:461 W. Fullerton, Elmhurst, Ill. 60126
Company profile: CDS is a specialty foods broker specializing in natural and perishable foods
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic
Region:Central, Midwest
Service offerings: Brochures, Educational materials, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Retail promotion, Shelf sets, Signage, Velocity reports

Classic Sales and Marketing
Contact:John Hides
Phone:847.602.2968
Website:n/a
E-mail: advancejh@sbcglobal.net
Address:6002 Highland Dr., Palatine, Ill. 60067
Company profile: CSM is a specialty and natural foods sales/broker organization specializing in speed to market programs with retailers and distributors throughout the Midwest region.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Fresh, Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Central, Midwest
Service offerings: Advertising assistance, Catalogs, Educational materials, Expansion, Free samples, Inventory maintenance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Remodeling, Retail promotion, Shelf sets

Concept Sales NW
Contact:Megan Vivenzio
Phone:360.378.6086
Website: www.conceptsales.net
E-mail: meganv@conceptsales.net
Address:P.O. box 885, La Center, Wash. 98629
Company profile: To develop and integrate all our talents, knowledge and skill sets, to advance and execute ingenious sales and marketing plans with long term business partners, with our customers objectives in mind. Always putting integrity above all other values. (The Concept Sales Team)
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Mountain, Pacific, Pacific Northwest
Service offerings: Advertising assistance, Bag stuffers, Brochures, Catalogs, Educational materials, Expansion, Free samples, New product introductions, New store assistance, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Remodeling, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers, Signage

Connoisseur Creations, Inc.
Contact:Andrea Wasko
Phone:408.267.5015
Website: www.awasko@comcast.net
E-mail: awasko@comcast.net
Address:P.O. box 18745, San Jose, Calif. 95158
Company profile: Marketing, sales and rapid product development assistance.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:National
Service offerings:Advertising assistance, Bag stuffers, Brochures, Catalogs, Educational materials, Expansion, Inventory maintenance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Newsletters, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Remodeling, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers, Signage, Velocity reports

Cottrell Group, LLC.
Contact:Chuck Cottrell
Phone:602.432.6757
Website: www.cottrellgroup.net
E-mail: cec34@aol.com
Address:12650 N. 103rd Pl., Scottsdale, Ariz. 85260
Company profile: Full service, specializing in natural/organic.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Mountain, Pacific, Southwest
Service offerings: Advertising assistance, Brochures, Catalogs, Educational materials, Expansion, Free samples, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Remodeling, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers, Velocity reports

Creative Innovations, Inc.
Contact:Denise Whitney
Phone:941.365.6349
Website: www.creativeinnovations-llc.com
E-mail: office@creativeinnovations-llc.com
Address:15 Paradise Plaza Dr., Ste. 260, Sarasota, Fla. 34239
Company profile: Creative Innovations, Inc. is a highly experienced international sales and marketing firm with a proven track record of success. We provide a wide range of support across the entire value chain for growing or developing your business in the nutraceuticals and personal care industry.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:National
Service offerings:Advertising assistance, Brochures, Educational materials, Expansion, Marketing consultation, New product introductions, Product positioning, Retail promotion

Crowley Creative Naturals
Contact:Barb Crowley
Phone:303.722.4422
Website: www.crowleycreative.com
E-mail: Barb@crowleycreative.com
Address:1566 S. Elizabeth St., Denver, Colo. 80210
Company profile: Full service natural products broker for all retail, direct and distributor channels into national and Rocky Mountain accounts. Marketing expertise and sales execution with proven results. 17 years consistent and profitable brokerage. Over 20 years natural products experience in manufacture, distributor and retail channels.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Mass/club merchandisers, Natural products retailers
Product specialties: Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Mountain, National, Southwest
Service offerings: Advertising assistance, Brochures, Expansion, Free samples, Inventory maintenance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Newsletters, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Product rotation, Remodeling, Retail promotion, Shelf sets, Shelf talkers, Signage, Velocity reports

Demonstration Brokerage Firm
Contact:the deMOOing group
Phone:323.397.9983, 818.720.0748
Website: www.deMOOing.com
E-mail: steph@demooing.com
Address:204 W. Hillcrest Blvd., Monrovia, Calif. 91016
Company profile: The deMOOing group provides in store demonstrations with education on natural products. We cover Los Angeles, Orange County, San Diego, Austin and San Antonio, Texas territories. We provide a demonstration service which helps to increase sales. We introduce your products to your key clientele and market directly to your potential customer. We do not provide cooking.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Pacific
Service offerings:Brochures, Educational materials, Free samples, Inventory maintenance, Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Price lists, Product demonstrations, Product positioning, Retail promotion, Signage

Demos By Sharon & Merchandising Services
Contact:Sharon Thiessen
Phone:253.548.2257
Website:n/a
E-mail: demosbysharon@aol.com
Address:4606 152nd St. E, Tacoma, Wash. 98446
Company profile: We do demos and merchandising. "See." Show the product. Educate the customer. Experience the benefits.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Fresh, Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:Pacific Northwest
Service offerings: Free samples, New product introductions, Shelf sets

Epic Natural Sales
Contact:Melanie Melia
Phone:516-609-2509
Website: www.epicnatural.com
E-mail: melanie.melia@epicnatural.com
Address:10 Cedar Swamp Rd., Glen Cove, NY 11542
Company profile: Epic Natural Sales is a medium sized natural products broker servicing the entire East Coast. We provide excellent sales services for manufacturers of natural, organic and fair trade products.
Channel:Natural products retailers
Product specialties: Fresh, Grocery, Organic, Personal care, Supplements/vitamins
Region:East, Northeast, South
Service Offerings: Marketing consultation, New product introductions, New store assistance, Product demonstrations, Product positioning, Retail promotion

Epicurean Global Alliance
Contact:Michael Spinelli Medici
Phone:877.783.5282
Website: www.EpicureanAlliance.com
E-mail: m.medici@EpicureanAlliance.com
Address:One World Trade Center, 8th Floor, Long Beach, Calif. 90831
Company profile: Creator and marketer of gourmet food and beverage products, including the new Organic "Café d'Vine" wine-infused coffee collection.
Channel:Conventional supermarkets, Independent grocers, Natural products retailers
Product specialties:Organic
Region:National
Service offerings:Marketing consultation, Product positioning

Fork in the Road Foods
Contact:Michelle Della Penna
Phone:310.435.8087
Website: www.forkintheroadfoods.com
E-mail: michelle@forkintheroadfoods.com