Superficie: 8.547.393 kmq (47% del territorio sudamericano)

Popolazione: 186.770.562 di cui, di discendenza italiana : circa 30 milioni
29 milioni di famiglie.
Quinta maggior popolazione del pianeta.

Densità: 21,9 ab/kmq

Lingua: Portoghese

Religione: Cattolica (70%), Protestanti (19%)

Capitale e sede del governo: Brasilia
Altre città principali:
São Paulo (stima ufficiale del 2006 10,9 milioni di abitanti);
Rio de Janeiro (stima ufficiale del 2006 6,1 milioni di abitanti);
Salvador (stima ufficiale del 2006 2,9 milioni di abitanti);
Fortaleza (stima ufficiale del 2006 2,4 milioni di abitanti);
Belo Horizonte (stima ufficiale del 2006 2,4 milioni di abitanti).

Municipi: 5.564

Stati principali:
-São Paulo, 250 mila kmq, capitale São Paulo;
-Minas Gerais, 588 mila kmq, capitale Belo Horizonte;
-Rio de Janeiro, 44 mila kmq, capitale Rio de Janeiro;
-Bahia, 567 mila kmq, capitale Salvador.

Regioni
Il territorio brasiliano viene suddiviso in 5 macro-regioni: Nord, Nordest, Centro-ovest, Sud e Sudest, che raggruppano i 27 Stati che compongono la Repubblica Federale Brasiliana (26 Stati più il Distretto Federale, cioè l’unità politico-amministrativa in cui si trova la capitale, in cui hanno sede tutte le istituzioni della Repubblica Federale, il Governo e i poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo. 

Forma istituzionale: Repubblica Federativa

Membro di: Mercosur, OAS e ONU

Unità Monetaria: Real
Cambio: 1.00 EUR = 2.29277 BRL, 1.00 BRL = 0.436262 EUR

Nona economia del pianeta e maggiore dell’America Latina.

Infrastrutture e trasporti 
54 porti con capacità per oltre 500 milioni di tonnellate / anno; 
68 aeroporti, con una media di 75 milioni di passeggeri / anno 
31.000 km di linea ferroviaria: 11º al mondo; 
1,7 milioni di km di autostrade: 3º al mondo; 
sistema di controllo del commercio estero integrato (Siscomex) che permette l’effettuazione informatica del 100% delle procedure di import & export.

Clima: tropicale e subtropicale. Temperato sulla costa meridionale e nelle regioni con maggiori altitudini.

Fuso orario
Il paese è suddiviso in quattro fusi orari: la differenza di orario si calcola tenendo in considerazione l’ora legale della capitale Brasília (Hora legal do Brasil) che risulta 4 ore indietro rispetto all’ora italiana e comprende anche le regioni del Sud, Sudest, Nordest, gli stati federali del Goiana, del Tocantins, del Macapá, del Destrito Federal e la zona orientale del Pará (compresa Belém). I territori della zona occidentale del Pará, la maggioranza dell’Amazonas, gli stati del Mato Grosso do Sul, del Rondonia e del Roraima sono indietro di 5 ore rispetto a quella italiana (1 ora rispetto all’ora legale brasiliana).
Le zone occidentali dell’Amazonas e lo stato federale dell’Acre sono indietro di 6 ore rispetto all’Italia (2 ore rispetto a Brasilia). Le isola di Fernando de Noronha e Trinidade, 
a est delle coste brasiliane, sono indietro solo di 3 ore rispetto all’ora italiana.

 

2008a

2009a

2010b

2011b

PIL

 

 

 

 

PIL nominale in (US$ bn)

1.637,9

1.573,4

1.974,4

2.109,6

PIL nominale (BRL bn)

3.005

3.143

3.495

3.808

Crescita reale del PIL (%)

5,1

-0,2

7,5

4,5

Spesa sul PIL (% reale)

 

 

 

 

Consumi privati

7,1

4,1

6,7

4,8

Consumi del Governo

1,5

3,7

4,0

3,0

Investimenti lordi fissi

13,3

-10,0

18,5

8,5

Export di beni e servizi

-0,8

-10,3

12,8

7,4

Import di beni e servizi

18,0

-11,5

28,5

12,5

Origine del PIL (% reale)

 

 

 

 

Agricoltura

5,7c

-5,2c

8,0

4,5

Industria

4,4c

-5,5c

11,5

4,8

Servizi

4,8c

2,6c

6,1

4,4

Demografia e reddito

 

 

 

 

Popolazione (m)

189,6

191,5

193,3

194,9

PIL pro-capite (US$ a PPA)

10.513c

10.516c

11.315

11.889

Tasso di disoccupazione (media %)

7,9

8,1

7,0

6,7

Indicatori fiscali (% del PIL)

 

 

 

 

Bilancio del Governo centrale

-2,0

-3,4c

-2,3

-2,4

Pagamenti interessi di debito del Governo Centrale

5,7

5,3c

5,3

5,4

Bilancio primario del Governo centrale

3,7

1,9c

3,0

3,0

Debito lordo pubblico

58,6

59,5

60,8

59,0

Prezzi e indicatori finanziari

 

 

 

 

Tasso di cambio BRL -US$ (fine periodo)

2,34

1,74

1,78

1,84

Tasso di cambio BRL -€ (annuale)

n.d.

n.d.

n.d.

n.d.

Prezzi al consumo (fine periodo; %)

5,9

4,3

5,0

4,8

Prezzi alla produzione (media; %)

13,7

-0,2

4,3

5,4

Tasso di interesse di prestito (media; %)

47,3

44,7

42,0

39,0

Conto corrente (US$ mln)

 

 

 

 

Bilancia commerciale

24.836

25.290

11.931

3.876

Merci: export fob

197.943

152.995

199.652

219.681

Merci: import fob

-173.107

-127.705

-187.721

-215.805

Bilancia dei servizi

-16.690

-19.245

-20.584

-23.032

Bilancia dei redditi

-40.561

-33.653

-48.604

-51.751

Bilancia dei trasferimenti di conto

4.224

3.338

4.190

4.479

Bilancia in conto corrente

-28.192

-24.302

-53.066

-66.428






Riserve internazionali (US$ mln)

 

 

 

 

Totale delle Riserve internazionali

193.784

238.539

278.864

311.664


La popolazione è “giovane”: il 30% degli abitanti ha meno di 14 anni; solo l’8% ha più di 65 anni
Il potere di acquisto in crescita (fissato salario minimo di legge pari a 510 Reais, che nel 2009 era di 465 Reais e nel 2008 di 415 Reais)
I consumi sono in crescita e si stanno affinando le esigenze dei consumatori
Il sistema produttivo è frammentato (molte aziende di piccole e medie dimensioni)
Il sistema distributivo non evoluto; prevalenza del dettaglio tradizionale
Il sistema logistico è ancora da potenziare (difficoltà legate anche all’estensione ed alla morfologia del territorio)
Protezionismo e burocratizzazione hanno favorito le aziende locali, scoraggiando l’ingresso di aziende straniere (spesso anche delle multinazionali)




L’agricoltura
La produzione 2008 di cereali, leguminose e oleaginose ha superato i 145 milioni di tonnellate (+ 9,5% sul 2007). Nello stesso periodo l’area coltivata (47,2 milioni di ettari) é aumentata del 4,1%. 
Mais, soia e riso rappresentano il 90% dei seminativi. La soia è la produzione che investe la maggior superficie (21,3 milioni di ettari) seguita dal mais (14,4 milioni di ettari) e dal riso (2,9 milioni di ettari). Il raccolto 2009 ha visto incrementi rispettivamente del 9,7%, 13,3% e 3,4%. La regione con il maggior peso dei seminativi è quella del Sud (42,1%), seguita da quella del Centro- Est (34,8%), dal Sud-Est (12%), dal Nord-Est (8,5%) e dal Nord (2,6%). (fonte: IBGM – Istituto Brasiliano di Geografia e Statistiche).

Altre produzioni rilevanti sono la canna da zucchero, il caffè, le banane il cacao, gli agrumi, il cotone, il caucciù, la manioca.
Lo zucchero viene destinato anche alla distillazione di alcool, utilizzato come combustibile per le automobili.

Circa il 50% delle superfici utili è destinato all'allevamento bovino e ovino; carne e lana sono destinate prevalentemente all'export. I pascoli per il bestiame (assieme alle coltivazioni di soia) hanno sostituito le savane e molta parte delle foreste nelle regioni interne, con i piccoli contadini spesso costretti ad abbandonare la terra di fronte alle pressioni dei grandi allevatori.

Nel 2008 le importazioni totali del Brasile nel settore agroalimentare sono aumentate 37,29% rispetto al 2007 ed hanno raggiunto un valore di U$ 6,8 miliardi.
L’ import dall’ Italia, nel 2008, è aumentato 35,21% rispetto al 2007 e ha raggiunto un valore di U$ 113 milioni. Di conseguenza la quota di mercato delle imprese italiane è leggermente diminuita (dall’1,68% all’1,65%).
Sul fronte dell’export, il Brasile nel 2008 ha esportato per un valore di U$ 43,9 miliardi, 30,90% in più rispetto al 2007. Il Brasile ha incrementato le proprie esportazioni verso il
mercato italiano del 28,92% rispetto al 2007, per un valore di U$ 1,4 miliardi.

Sotto l’ aspetto settoriale, i comparti italiani che maggiormente interessano il mercato
brasiliano sono: pasta alimentare, olio d’ oliva, salumeria e formaggi, vini, ma vengono importati anche significative quantità di derivati del pomodoro e prodotti più di nicchia (aceto balsamico, alimenti per intolleranti).
Il consumo di vino in Brasile è ancora piuttosto basso ma negli ultimi anni è aumentato interesse dei brasiliani per questo prodotto, pur se il consumo pro-capite è di circa 2 litri all’anno, mentre quello di cachaça (che ha un costo inferiore e una gradazione alcolica superiore) è attorno ai 15 litri pro-capite al anno.
Nel 2008 il Brasile ha importato paste alimentari per un valore di U$ 25,8 milioni, in crescita del 23,83% rispetto al 2007.
L’ Italia è il primo fornitore del Brasile nel settore per un valore di U$ 18,6 milioni,  un aumento di 55,67% rispetto al 2007 e una quota di mercato di circa il 70%.
Per quanto riguarda l’olio, i prodotti di maggiore consumo sono i blend di olio di semi vari e olio d’oliva.
Se si escludono i consumatori di origine italiana, in Brasile la conoscenza dell’olio extra vergine è limitata. 
Nel 2008 il Brasile ha importato olio di oliva per oltre U$ 230 milioni (aumento del 35,90% rispetto al 2007).



L’agricoltura biologica

La crescita del settore è rilevante, ma mancano numeri ufficiali affidabili sulla misura della produzione di alimenti biologici, che saranno disponibili dal 2011.
Tra le scarse informazioni disponibili, si registra che da agosto 2006 a dicembre 2007, il Ministério do Desenvolvimento, Indústria e Comércio Exterior ha registrato 27,6 mila tonnellate di alimenti biologici inviati all’estero, per un valore di U$ 16,8 miliardi.
Con l’introduzione della legislazione di settore, il ministero brasiliano dell’Agricoltura ha avviato una campagna di promozione del consumo dei prodotti biologici alla quale ha partecipato anche l’allora presidente Lula.
Sono state realizzate pubblicazioni informative ed è stato lanciato il sito internet
www.prefiraorganicos.com.br. 

Nel gennaio 2008, il governo federale brasiliano ha lanciato  un Piano per l’agricoltura e la  zootecnia finanziato con 1 miliardo di reais  (435 milioni di EUR) per gli agricoltori che aderiscono a programmi di sostenibilità. 

Il settore sta operando per sfruttare l’occasione di comunicazione offerta dai prossimi campionati mondiali di calcio, che si terranno in Brasile; l’ambizioso obiettivo è convertire al biologico il menu di squadre, giornalisti e pubblico.

Nel 2001, il Brasile aveva 275 mila di ettari a conduzione biologica, passati nel 2006 a 842 mila, con una crescita del 25% annuo. L’area rappresenta lo 0.25% della SAU totale ed è coltivata da 19.000 imprese certificate.
Circa 5 milioni di ettari, invece, sono destinati alla raccolta di prodotti spontanei (castagne,  açaí, pupunha, gomma, frutta e altri prodotti delle foreste pluviali tropicali, in particolare nella regione del nord (Amazzonia).
Le aree con maggiori progetti certificati a fine 2007 erano nelle Regioni Nord e Centro-Ovest – quasi l’80% del totale – dove insistono alcune produzioni biologiche per l’export, come noci, bambù e açaì.

Va tenuto tuttavia presente che la legge n.10.831 del 23 dicembre 2003 Sobre o Sistema Organico no Brasil, attuata col decreto n. 6323 del 27 dicembre 2007 a firma Luiz Inácio Lula Da Silva sta entrando ora nella piena operatività.
Per esempio, i 32 organismi di controllo sono ora ridotti a tre, in analogia con quanto avviene in Europa dal 2007, accreditati da Inmetro, Instituto Nacional de Metrologia, Normalização e Qualidade Industrial  (struttura analoga all’Accredia italiano), struttura che fa capo al Ministério do Desenvolvimento, Indústria e Comércio Exterior.

Nel novembre 2007, Organics Brasil ha condotto una ricerca in collaborazione con gli organismi allora autorizzati a certificare le produzioni destinate all’export da cui risultavano  932.120 ettari coltivati e  7.114.300 di "extrativismo" (legno e dei prodotti non legnosi ottenuti da foreste), includendo i tre diversi di certificazione (certificazione standard, certificazione per la vendita diretta, certificazione di gruppo partecipativa; solo la prima è paragonabile – ma non equivalente- alla certificazione in abito UE).
 
La produzione biologica è stata introdotta negli anni ’70, inizialmente concentrata 
nel sud del Brasile, su aziende di piccole dimensioni e di limitata potenzialità commerciale.
Nel corso degli anni ‘ 90 che il settore ha cominciato a prendere piede. 
Secondo stime di operatori locali, il mercato nazionale consuma circa la metà della produzione biologica domestica; il resto è esportato principalmente in Europa, Giappone e Stati Uniti. 
São Paulo è l’area domestica di maggior consumo (si ritiene che insieme a  Rio de Janeiro rappresenti l’80 per cento del consumo totale. Gli stati di Rio Grande do Sul, Paraná e Santa Catarina consumano circa il 10 per cento,  gli altri stati assorbono quanto resta.
All'interno del settore è elevata la percentuale di piccole aziende diretto coltivatrici familiari, per le quali il costo della certificazione standard è proibitivo. 
Il canale di distribuzione per i prodotti biologici è prevalentemente quello dei supermercati, che si ritiene rappresentino circa l’80 per cento delle vendite totali. Altri canali (mercatini, negozi di alimentazione naturale, ristorazione) sono tuttavia diffusi.
La selezione dei prodotti offerti ai consumatori brasiliani è limitata e comprende frutta, verdura, condimenti, caffè, zucchero, cacao, cereali, succo d'arancia, frutta secca e carne. La presenza di prodotti nazionali trasformati è assai limitata.
Organizzare un contatto col mercato brasiliano

Le aziende biologiche italiane possono contattare FederBio, che ha sottoscritto un’intesa con  BrasilBio, Associação brasileira de orgânicos e che, nell’ambito dell’intesa di settore con il ministero dello Sviluppo economico e l’Ice ha promosso un desk specializzato dell’Ice a San Paolo, che potrà assistere nello scouting e nella definizione delle strategie.

IL MERCATO

Avvicinandosi al mercato brasiliano, bisogna essere consapevoli del fatto che la maggior parte dei prodotti alimentari importati non è a prezzi competitivi rispetto ai prodotti fabbricati localmente. L’industria alimentare brasiliana è ben sviluppata e la presenza sempre più in espansione di grandi aziende multinazionali contribuisce a rendere il settore molto competitivo. 
Il Brasile è il leader mondiale nella produzione ed esportazione di zucchero e alcool, e il principale esportatore di carne, succo d'arancia e caffè istantaneo. È il secondo produttore di olio di soia, caramelle e confetterie, il terzo produttore di carne di maiale, il quinto più grande produttore di cioccolato, il sesto più grande produttore di latte e 15mo produttore mondiale di vino
I prodotti importati dai membri del Mercosul  (Argentina, Paraguay e Uruguay) godono dello status duty-free e prodotti cileni sopportano dazi ridotti.
Il basso costo di beni prodotti in Brasile, i dazi sulle importazioni elevate e il tasso di cambio sono fattori da tenere ben presenti.

I prodotti biologici non sono presenti in quantità rilevanti, ma hanno un buon potenziale di vendita. L'industria alimentare brasiliana non ha avviato un impegno serio per lo sviluppo del segmento, e nonostante la platea dei consumatori sia una minoranza, la competizione è ridotta.
Secondo gli importatori, i prezzi al dettaglio di beni importati sono da 2 a 5 volte il prezzo FOB all’origine.
Ne consegue che gli esportatori devono valutare la misura in cui i loro prodotti sono in grado di competere e mantenere la vendibilità. 
Quanto sin qui detto vale in generale, mentre per lo specifico biologico esiste minor tensione, la fascia alta dei consumatori è disposta a pagare di più per determinati prodotti (in genere il mercato dei prodotti di lusso è in crescita costante).

Gli importatori sono generalmente in cerca di marche note e prodotti di fascia alta. 
Importatori e distributori in genere preferiscono i prodotti con shelf life di sei mesi o più.
Il prodotto, l'imballaggio, lo status e il livello di innovazione sono attributi importanti: prodotti che combinano queste caratteristiche hanno più probabilità di entrare con successo nel mercato. 

I prodotti non ancora presenti devono affrontare qualche ostacolo: la legislazione brasiliana impone che tutti gli alimenti debbano essere approvati dal ministero della Salute (MS) o dal ministero dell'Agricoltura (MAPA) prima della spedizione. 

Attualmente esistono restrizioni notevoli per i prodotti che contengono ingredienti biotech (ma non è il caso dei prodotti biologici), così come sono vietate le importazioni di pollame e carne bovina. 
Gli Stati Uniti hanno la stessa capacità di rifornire il mercato delle imprese europee, ma i consumatori brasiliani sono più inclini ad acquistare prodotti europei per la loro tradizione e per la maggior vicinanza al gusto locale: dal 2004 al 2008 i Paesi europei hanno guadagnato 3,7 punti di quota di mercato, mentre gli Stati Uniti hanno perso 1,6 punti. 

Circa l'80 per cento della distribuzione alimentare avviene tramite il canale del dettaglio. 
La potenza commerciale del settore retail nei confronti dei fornitori di prodotti alimentari è aumentata nel corso degli ultimi quindici anni.
I retailer sono ben consapevoli della loro importanza nel sistema di distribuzione e della loro posizione di forza nei confronti dei fornitori. 
Possono provvedere all’acquisto di prodotti stranieri con importazione diretta o con acquisto da un importatore o distributore locale; in genere quello di evitare le intermediazioni è un obiettivo generale, ma il fattore determinante è il volume: se le quantità da importare non giustificano l'operazione diretta, i retailer preferiscono acquistare da importatori o distributori.
I buyer brasiliani sono restii all’acquisto di container completi di un singolo prodotto, e spesso richiedono piccoli volumi per i quali è necessario predisporre un groupage.

Le prime 50 società di vendita al dettaglio fatturano il 58 per cento del totale.
La quota di mercato per i primi tre distributori (Carrefour, Pao de Acucar e Wal-Mart) vale il 38% delle vendite totali.
I negozi brasiliani sono suddivisi in 5 categorie: categoria 1 (fino a 250 metri quadrati); categoria 2  (da 251 a 1.000 metri quadrati); categoria 3 (da 1.001 a 2.500 metri quadrati); categoria 4 (da 2.501 a 5.000 metri quadrati) e categoria 5 (superiore a 5.000 metri quadrati). 


IL MERCATO BIOLOGICO

L'origine dell’agricoltura biologica in Brasile è stata stimolata dalle élite neo-rurali e professionali qualificate, in parte con riferimento alle esperienze europee adattate al
contesto brasiliano, in parte con condizioni originali tradizionali o comunque locali.
Non sono estranei movimenti di trasformazione sociale impegnati nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo, con maggior equità e giustizia sociale.
Iniziative per lo sviluppo dell'agricoltura biologica in Brasile si sono verificate negli anni 70 (originariamente vi ci riferiva come “agricoltura alternativa”) con legami di una certa intensità con le esperienze tedesche, svizzere e austriache di ambito antroposofico/biodinamico.
In quegli anni, inoltre, la federazione degli ordini degli agronomi brasiliani si esprimeva  criticamente contro il settore agrochimico multinazionale, contribuendo a ridimensionare la visione culturale di una crescita illimitata e a indurre riflessioni sulla necessità di stabilire nuove relazioni tra ambiente e agricoltura.
Il movimento sociale ha guadagnato slancio nel 1976 con la pubblicazione da parte  dell'ambientalista José Lutzenberger del manifesto ecologico brasiliano “O fim do futuro?” ("La fine del futuro?"), che influenzò un certo numero di ricercatori, ecologisti  e la comunità in generale sulla necessità di creare alternative agli standard tecnologici imposti all’agricoltura brasiliana.
Negli anni immediatamente seguenti il movimento sarà contraddistinto da sfide al modello  tecnologico e di degrado ambientale, ma anche da una critica crescente all’esclusione sociale, iniziando a interessare principalmente i piccoli agricoltori. Questo movimento di protesta guadagnerà forza nel decennio successivo, realizzando tre Encontros Brasileiros de Agricoltura Alternativa nel 1981 a Curitiba, nel 1984 a Petropolis, nel 1987 a Cuiaba.
Le ONG ambientaliste attraversano un processo di rafforzamento, soprattutto dopo la creazione del Progetto for Alternative Technology (PTA), che insieme con Federazione delle Organizzazioni per il sociale e assistenza economica (FASE), consentirà di mettere in rete diverse organizzazioni alternative di agricoltori. Il risultato di questa organizzazione fu ASPTA (Servizi di consulenza per progetti di agricoltura alternativa), che collega una rete di organizzazioni di dieci Stati brasiliani nel sud-est sud e nord-est..
Alla fine degli anni '80, il Rapporto Brundtland, coniando il concetto di "Sviluppo Sostenibile", mostra la necessità di pensare a politiche integrate per "garantire i bisogni delle generazioni future". 
Negli anni '90 il dibattito sui problemi ambientali si espande, coinvolgendo anche le chiese cattolica e protestante (che tuttora in parecchi casi sostengono progetti locali di produzione biologica di piccole aziende familiari in filiera corta), anche se diversi fattori ne ostacolano il progresso e la formulazione di piani e misure di protezione ambientale.

Lo sviluppo del mercato brasiliano e stato caratterizzato da importanti cambiamenti negli ultimi anni. Per quanto riguarda i beni ambientali e certificati, si è verificata la crescita delle vendite in modo significativo nelle grandi città soprattutto del Sud e Sud-Est. 
L'attenzione alla salute è la principale ragione per comprare cibo biologico: l’assenza di pesticidi è considerata una caratteristica importante di questi prodotti. 
I mercati e le opportunità sono numerosi: la soia, lo zucchero integrale o raffinato, il caffè e i succhi di agrumi sono i principali prodotti di esportazione, mentre confetture e succhi di frutta, sono sempre più consumati nel paese; i prodotti lattiero-caseari rappresentano un altro mercato potenziale secondo alcuni tra i principali retailer

Si contano punti vendita specializzati e piccoli supermercati (in rete o indipendenti) specializzati nella vendita di prodotti biologici ed ecologici, che assumono un ruolo non marginale, essendo frequentati dai più forti consumatori.
Ristorazione, agriturismi ed eco-turismo sono altri settori promettenti (Commissione di 
Legge di regolamentazione dell'agricoltura biologica. 23/11/2007). 
Pur essendo il Paese con il più alto consumo in America Latina, il Brasile ha un consumo di prodotti biologici ancora inferiore all'1% del mercato alimentare.

Il mercato è comunque in crescita, come risultato di una montante consapevolezza tra i consumatori circa le migliori la qualità del prodotto rispetto al convenzionale, i benefici per la salute e l'ambiente, e grazie alla diversificazione dell’offerta.

L'espansione del settore biologico è vista come una leva per l'emancipazione sociale delle piccole aziende agricole familiari. 
Vicino ai tradizionali circuiti alternativi di cibo biologico stanno rapidamente entrando nell'arena nuovi potenti  attori capitalisti, come le catene di supermercati. 
Che le piccole aziende possano trarre vantaggio dallo sviluppo di questi circuiti convenzionali di commercializzazione nel settore del biologico è tutto da verificare.

Da qualche studio che ha affrontato il tema (che, in qualche modo, non è inattuale anche in Italia) si evidenzia il ruolo cruciale svolto dai rapporti sociali: solo una forte solidarietà tra agricoltori e l'implicazione di tecnici, ricercatori, militanti e consumatori nel processo permetterebbe di contrastare gli effetti negativi della logica liberale di sviluppo dell'agricoltura biologica attraverso la grande distribuzione.
Dato che ci si attende maggior concorrenza sul mercato biologico regionale, lo sviluppo di filiere corte che coinvolgano i consumatori “impegnati'' e la più ampia integrazione dei contadini locali nelle reti dell’associazionismo biologico appaiono cruciali per Julien Blanc (Family farmers and major retail chains in the Brazilian organic sector: Assessing new development pathways, Journal of Rural Studies, 2009) per garantire un miglioramento continuo del capitale umano e sociale, rafforzando un processo emergente di conversione personale e consentendo una regolamentazione sociale più forte del modello di sviluppo locale.

Va da sé che con l’aumento della produzione, la questione degli sbocchi di mercato diventerà sempre più pressante. Alcune aziende alle quali la vendita diretta non è sufficiente hanno rapporti con Carrefour e Pao de Açucar (con altri produttori spettatori spesso critici), e il loro numero è in crescita.
Altri produttori hanno organizzato strutture associate per gestire la distribuzione a supermercati minori, alla distribuzione specializzata e alla ristorazione.

Secondo Brasilbio, l’associazione degli operatori biologici, l’incremento delle vendite nel 2009 è stato del 15%, raggiungendo un valore di  circa 300 milioni di Reals nel 2009 (oltre 130 milioni di EUR) . Dall’erba mate all’hamburger di carne di manzo, l’offerta sta cercando di rispondere al maggior interesse della popolazione. 
Opportunità si presentano anche alle esportazioni, stimate in 100 milioni di Reals (poco meno di 45 milioni di EUR). 
Grazie alla vasta area agricola, il Brasile ha le condizioni del clima e del suolo che rendono possibile la produzione di un'ampia gamma di prodotti biologici.
Tra i prodotti di maggiore richiesta si segnalano l’açaí liofilizzato, frutta e noci di macadamia.
Un buon potenziale hanno anche l’olio di babassù, altri oli vegetali, specie forestali, estratti vegetali di piante spontanee (Commissione per la legge sull’agricoltura biologica,  23/11/2007) .

Per Ivo Gramkow, presidente di Brasilbio, l’associazione degli operatori biologici brasiliani, il 2011 sarà un anno importante per il settore: con l'entrata in vigore della Lei dos Orgânicos, tutti i prodotti dovranno esibire il marchio della certificazione ufficiale, che rassicurerà i consumatori sull’ufficialità del controllo, consentirà una più immediata identificazione e godrà di interventi promozionali da cui discende l’aspettativa di maggiori consumi. 

In realtà, in Brasile più che altrove, i dati sono abbastanza incerti.
Non sono noti, infatti, nemmeno i numeri effettivi dei produttori: secondo dati del  ministero dell'Agricoltura, 1.500 aziende sono già state registrate e circa 3.500 sono nella fase di notifica; la cifra definitiva sarà nota soltanto con l’entrata a regime del sistema di registrazione ufficiale, per la quale sarà necessario attendere qualche tempo.

L'indagine più recente (fine 2010) su cinque organismi di controllo che allora operavano in Brasile e certificavano  prodotti biologici per l'esportazione contava 331.637,64 ettari certificati per la produzione (attività agro-pastorali) e 6.560.001,75 ettari certificati per raccolta di prodotti spontanei. 
Il totale di agricoltori coinvolti nella produzione biologica per l'esportazione era a fine 2010  di 7.721, che producevano 5,2 milioni di tonnellate di prodotti. 

Organics Brasil, che ha condotto lo studio, ha consultato: IBD, Ecocert, Oia, DCS e IMO. Secondo il coordinatore esecutivo di Organics Brasil, Liu Ming, la legge sui prodotti biologici, entrata in vigore il 1 ° gennaio 2011, è un passo importante per "pulire casa" e per ottenere cifre attendibili della produzione biologica brasiliana", dato che tutta la produzione sarà accatastata e oggetto di certificazione da parte di enti accreditati e registrati presso il ministero dell'Agricoltura, che potrà così informare sulle statistiche attendibili del biologico in Brasile. 

Secondo José Batista, direttore generale del dipartimento  Diversificação Econômica del Ministério do Desenvolvimento Agrário (MDA), la produzione nazionale biologica è cresciuta oltre il 20% l'anno e circa il 70% viene esportato in Europa.
Durante l’Encontro Nacional da Agricultura Familiar Orgânica tenutosi a metà 2010 a Brasilia (DF), Batista ha affermato che esiste un mercato biologico che l’agricoltura finora non è stata in grado di cogliere, e che è necessario  organizzare il settore per soddisfare la domanda di prodotti biologici che s’attende crescente nei prossimi anni. 
Allo scopo è stato lanciata la Política Nacional de Orgânicos, con linee speciali di credito e potenziamento dell’assistenza tecnica.
Uno degli obiettivi delineati per il settore è una presenza evidente alla Coppa del Mondo di calcio 2014 e nelle Olimpiadi 2016. Secondo Battista, il progetto Talentos do Brasil, che prevede di aprire oltre 100 imprese alimentari biologiche nelle città ospitanti le partite della Coppa del Mondo, si tradurrà in una grande opportunità di visibilità (ma va detto che in gran parte interesserà i siti  a maggior concentrazione turistica, come alberghi e stadi).
Dettaglio Interscambio commerciale Italia-Brasile – (US$ mln FOB)

  2007  2008  2009  Gen-Giu 2009  Gen-Giu 2010 
Interscambio   7.811 9.377  6.679  3.170  4.094 
Export Italia in Brasile   3.348  4.612  3.663  1.657  2.206 
Import Italia dal Brasile    4.464 4.765  3.016  1.513  1.887 
Saldo  -1.116 - 153  647  144  319 
Quota mercato Italia in Barsile   2,77%  2,66%  2,87%  2,96%  2,71% 

Fonte: Ministerio do Desenvolvimento, Industria e Commercio Exterior
Importazione 
Art. 19. Per poter essere commercializzati all'interno del paese come i prodotti biologici, tutti i biologici importati devono essere conformi alle normative brasiliane di produzione biologica. 

§ 1. Ai fini della disposizione sopra citata, il prodotti deve:
I - avere una certificazione rilasciata da un Organismo di valutazione della conformità biologica accreditato dal Ministero dell'Agricoltura, o;
II - provengono da un Paese che ha un accordo di equivalenza di mutuo riconoscimento con il Brasile dei sistemi di valutazione della conformità biologica.

§ 2. tutti i prodotti importati sottoposti a un trattamento di quarantena non compatibile con il regolamento sulla produzione biologica brasiliano, perderanno la condizione di prodotti biologici...."

Dato che, al momento, nessun Paese ha un accordo di mutuo riconoscimento, in realtà rimane solo la possibilità della certificazione da parte di un organismo accreditato dal ministero dell'Agricoltura brasiliano.
L’organismo di controllo, per ora (e ancora per qualche anno, probabilmente: l’impegno che comporta mettere a regime un nuovo sistema in un Paese grande più dell’Europa non lascerà molto tempo alle strutture ministeriali per occuparsene) dev’essere quindi brasiliano.

Sono esonerate dal controllo solo  le aziende locali a conduzione familiare che effettuano esclusivamente la vendita diretta  (con obbligo di indicare in etichetta o nel banco vendita la dicitura “Produto orgânico para venda direta por agricultores familiares organizados, não sujeito à certificação de acordo com a lei nº 10.831, de dezembro de 2003” e fornire tutte le informazioni dal consumatore.

Per accedere al mercato brasiliano (la legge prevede sanzioni economiche rilevanti per le non conformità, ed è improbabile che qualche importatore esprima interesse per prodotti non a norma) è quindi assolutamente necessario essere certificati da uno degli organismi di controllo accreditati presso l'Agenzia Federale INMETRO (ente di accreditamento riconosciuto dal governo brasiliano analogo al nostro Accredia) e autorizzati dal  ministero dell'Agricoltura (MAPA). 

Attualmente in possesso dei requisiti sono soltanto:

IBD - Certificações Ltda (www.ibd.com.br) 
Ecocert Brasil Certificadora Ltda (www.ecocert.com.br) 
Instituto de Tecnologia do Paraná Tecpar (http://portal.tecpar.br).

Al momento in cui scriviamo, quattro organismi di controllo italiani hanno sottoscritto accordi con IBD ed Ecocert; gli organismi italiani effettuano le visite sulla base delle checklist degli organismi brasiliani, che rimangono i titolari del processo e rilasciano la certificazione brasiliana.
Gli organismi italiani attualmente convenzionati con IBD ed Ecocert sono:
Bioagricert (www.bioagricert.org)
Ccpb (www.ccpb.it) 
Icea (www.icea.info) 
Suolo e salute (www.suoloesalute.it) 


CERTIFICAZIONE PER L’ACCESSO AL MERCATO

La legge n. 10.831 si basa sul concetto di agroecologia, di cui sottolinea diversi elementi concettuali, come l'integrità culturale delle comunità rurali, l’equità sociale, la valorizzazione economica delle produzioni delle piccole aziende familiari , il rispetto per le risorse  naturali, e riconosce come prodotti biologici quelli che provengono da diversi metodi agricoli: biologico,  biodinamico, naturale, permacultura, sistemi agroforestali, agricoltura rigenerativa, ecc.
In realtà si adatta a molti metodi di produzione: da chi procede solo con l’approccio della sostituzione dei fattori produttivi a chi è guidato dai principi dell’agroecologia.

La certificazione e l’uso del logo “Produto Orgânico Brasil” (anche per i prodotti d’importazione)  sono diventati obbligatori dal 1 gennaio 2011.
In precedenza valevano criteri simili a quelli vecchi europei (erano ammessi prodotti con ingredienti biologici al 70%), la norma ora prevede una quota minima del 95%, anche in questo caso in analogia al sistema europeo.
La similitudine tra i due corpus normativi, tuttavia, non esclude differenze anche sui mezzi  tecnici, quindi la conformità al reg. CE n.834/2007 di per sé non comporta la conformità alla norma brasiliana.

In Brasile la produzione biologica  è regolamentato dalla legge n. 10.831 del 23 dicembre 2003 che disciplina l'agricoltura biologica. Le attività inerenti lo sviluppo del settore descritte in questa legge sono successivamente state regolamentate con il Decreto n. 6.323 del 27 Dicembre 2007.
Il decreto, oltre a definire i principi generali sull'agricoltura biologica, definisce anche i criteri per i prodotti biologici importati. 
Secondo tale decreto vi sono due possibilità per importare i prodotti biologici in Brasile:"...Sezione III"
Le opportunità (di oggi)
Accedere ad un mercato in continua crescita (diversamente dalle economie occidentali)
Domanda in crescita non solo in termini di volumi ma anche in termini di esigenze e tipologie di bisogni da soddisfare
Beneficiare di un sistema competitivo attualmente frammentato in termini produttivi e distributivi
Aziende brasiliane alla ricerca di partner per svilupparsi

I rischi
Modello di business non adeguato al mercato (price positioning, “chilometro zero” e pressione sullo sviluppo locale, peculiarità prodotto, canale distributivo, modello produttivo…)
Cultura locale diversa da quella delle economie occidentali (reattività e tempistiche)
Scelta sbagliata del/dei partner in loco
Sistema di imposte complesso e farraginoso
Registrazione dei prodotti e vincoli sanitari da non sottovalutare
Approccio al mercato non sempre centrato (in termini di equilibrio tra velocità e necessità di testare il mercato)
La rete Ecovida

La Rete Ecovida si basa su gruppi locali, tra cui le associazioni degli agricoltori, organizzazioni no-profit e cooperative di consumo. 
Ogni gruppo lavora a modo suo per migliorare la conoscenza dell’agricoltura biologica tra i produttori e i consumatori, costruendo mercati locali. 
La maggior parte dei soci agricoltori vende individualmente o attraverso gruppi di agricoltori in occasione di fiere e mercati,  altri vendono ai negozi cooperativi o a impianti di trasformazione che fanno parte della rete. 
La produzione è commercializzato in più di 100 fiere biologiche e in altri canali di distribuzione alternativi come le cooperative miste produttori/consumatori e negozi specializzati nel mercato regionale.
I membri godono di un prezzo che tiene conto della certificazione biologica e mantengono più dei profitti per l’assenza di intermediari. 
La rete Ecovida in Brasile coinvolge: 
    * Più di 2 300 famiglie di agricoltori, 
    * 20 organizzazioni sostenitrici, 
    * 15 cooperative di consumatori , 
    * 8 imprese per la distribuzione 
    * 7 industrie di trasformazione
L’area di influenza comprende 170 comuni negli stati del Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Paranà.
Le principali catene della GDO
Carrefour (www.carrefour.com.br) (di solito utilizza gli uffici acquisti europei)
Grupo Pão de Açúcar (www.grupopaodeacucar.com.br) 
Grupo DMA Distribuidora (www.grupodma.com.br) 
Lojas Americanas (www.americanas.com.br) 
Wal-Mart (www.walmartbrasil.com.br) 
Nel 2009 Pão de Açúcar ha lanciato la private label biologica Taeq Orgânico che contrassegna ortofrutta, succhi, confetture, caffè, tè, olio extra vergine d’oliva e snack.
Carrefour ha la private label Terrativa.
Lo specializzato Mundo Verde

Mundo verde (www.mundoverde.com.br), fondata oltre 20 anni fa, è la più grande rete di negozi di alimenti biologici dell'America Latina. 
Con 175 punti vendita nel Paese è il maggior franchisor in America Latina, secondo l’Associação Brasileira de Franchising (ABF).
I negozi Mundo Verde ricevono ogni giorno più di 150.000 clienti in cerca di almeno un prodotto di 1.000 fornitori. Il mix di prodotti comprende cibi biologici, integrali, funzionali, senza glutine, senza lattosio e light, prodotti kosher, integratori alimentari e supplementi per sportivi, ma anche libri, CD di musica classica, new age ed etnica, incenso, cosmesi naturale e altri prodotti per la salute del corpo e della mente. 
I venditori sono addestrati per fornire informazioni nutrizionali e lasciano i consumatori a proprio agio in un ambiente che invita a rilassarsi con la musica e l'incenso. Molti negozi offrono anche conferenze sulla nutrizione, la salute e la qualità della vita. 

I clienti possono utilizzare il servizio gratuito Alô Nutricionista (“ciao nutrizionista”) disponibile a un numero verde dal lunedì al venerdì. 
Il sito www.mundoverde.com  riceve oltre 160.000 accessi al mese; i clienti iscritti al sito ricevono una newsletter settimanale che riporta informazioni sugli alimenti e una vita più sana. L’azienda si occupa di marketing digitale: i clienti possono seguirla su Twitter, Flickr, Facebook, YouTube e su un blog che riceve oltre 500 visite al giorno. 
Nei negozi è distribuita gratuitamente la rivista Mundo Verde, incentrata su temi di sport, ambiente, alimentazione, ecoturismo e informazione.

Mundo Verde è nato come  impresa familiare nel 1987, in seguito alla preoccupazione di Isabel Maria Antunes Joffe per l’alimentazione delle figlie. Insieme con il marito, Elysium Joffe e ai suoi fratelli, Jorge Antunes e Arlindo, fondò  il primo negozio (25 mq e un solo dipendente) nella città di Petropolis, nella regione montana dello stato di Rio de Janeiro. 
L'attività ha trovato successo (grazie a chi si recava in montagna durante il fine settimana e nei giorni festivi in cerca di aria pulita), e sei anni più tardi, l'azienda ha deciso di espandere il proprio business in franchising. 
Il secondo negozio è stato inaugurato a Nova Friburgo, anche questo in montagna. 
La caratteristica principale del brand è quello di coniugare varietà, qualità e informazione a un  servizio di eccellenza. Il risultato positivo si riflette nella crescita e nella vittoria  di diversi premi nazionali, in particolare il " "Melhor Franquia do Brasil 2004",  promosso dalla rivista “Pequenas Empresas e Grandes Negócios”, pubblicato da Editora Globo. 
Le divise del personale sono realizzate con fibre da bottiglie di plastica, e Mundo Verde è stato tra i primi distributori in Brasile a promuovere le borse riutilizzabili per sostituire l'uso dei sacchetti di plastica nei negozi.
Il progetto Mundo do Faz e Conta, ideato e sviluppato dalla rete, visita le scuole, ospedali e case di cura, dove realizza animazioni e distribuisce e copie del fumetto Mundinho Verde, che insegna i concetti di cittadinanza, responsabilità sociale e conservazione ambientale. 
Dalla sua nascita nel 2005, il progetto ha contattato più di 50.000 bambini in circa 700 istituti di tutto il Brasile. L'iniziativa mira ad incoraggiare l'abitudine della lettura precoce e risvegliare nei bambini un interesse a preservare l'ambiente. Nel 2005, il progetto ha vinto il Prêmio Valor Social, del giornale Valor Economico. 

Mundo Verde ha 175 negozi in Brasile, con presenza in 20 stati e nel Distretto federale; le aperture del 2010 sono state di 30 unità, e l’obiettivo di espansione è di arrivare a 450 punti vendita entro il 2015.
I dipendenti sono oltre 1.000 (media di sette in ogni punto vendita), i clienti più di 150 mila al giorno; l’assortimento è di 30 mila prodotti (una media di 5 000 per negozio), suddivisi in 19 categorie. I fornitori sono oltre 1.000 (85% micro e piccole imprese).


Altri specializzati indipendenti
Segnaliamo solo alcuni punti vendita di una certa entità 

HortifrutiOrgânico (www.hortifrutiorganico.com.br) 
Caminhos da Roca (www.caminhosdaroca.com.br)
Loja Ponto verde (www.lojapontoverde.com.br) 
Korin Agropecuária Ltda (www.korin.com.br) 
A Boa Terra (www.aboaterra.com.br) 
Vivaverde (www.naturalvivaverde.com.br) 
Vivenda a Viva (www.vivendavida.com.br) 
Fontes (www.fontesipanema.com.br)


Alcuni distributori specializzati
Prodezza Distribuidora Ltda (www.prodezza.com.br)
Via Pax Bio (www.viapaxbio.com.br) 
Native Alimentos (www.nativealimentos.com.br)
Brendis Distribuidora (www.brendis.com.br)


Altri distributori
Allfood (www.allfood.com.br) 
Expand (www.adegaexpand.com.br) (vino)
World Wine (www.worldwine.com.br) (vino)