La dimensione del mercato biologico belga è misurata dal panel GfK consumer, che monitora i comportamenti d’acquisto di 4.000 famiglie attraverso un sistema di self-scanning.
Gli ultimi dati del panel GfK si riferiscono al 2009 e mostrano una crescita del 15% rispetto all’anno precedente, in linea con quella registrata in Italia, Francia e Scandinavia, e nettamente più positiva dell’andamento registrato in Germania o Gran Bretagna.
Gli acquisti domestici si sono attestati su quota 350 milioni di euro (erano 245 milioni nel 2006, 283 milioni nel 2007.

L’ aumento è attribuito a un’estensione della gamma e a una maggior penetrazione del prodotto biologico tra i consumatori (6,9%) e a un aumento della frequenza di acquisto (+6,4%), anche se il valore di ogni singola spesa è leggermente diminuito (-2,4%). La quota biologica sul totale della spesa domestica belga per prodotti alimentari è stata dell’1,6% rispetto al 1,3% nel 2008.
Il numero di referenze proposte sul mercato è aumentato del 24%.
L’andamento delle vendite non è omogeneo nelle regioni del Paese: l’area più altoconsumante è quella delle Fiandre con Bruxelles, nella quale si sono concentrati acquisti per  € 245.500.000 (il 70% del totale), in aumento del 18,4% rispetto al 2008. Secondo Idea Consult, di contro, la quota di competenza di Fiandre+Bruxelles è del 61% del consumo nazionale.
BioForum Vlaanderen ha commissionato a GfK Panel Services un monitoraggio (che però è esteso all’intero Benelux, che esprime comportamenti di consumo abbastanza omogenei)  su una serie di prodotti freschi (compresi i surgelati) e alcuni generi alimentari diversi, come cereali,  riso, pasta e biscotti secchi).
La categoria con la crescita più forte è risultata quella dell’ortofrutta (+20%), con una spesa nell’intera area per 163 milioni di euro. Per contro, la categoria che è cresciuta di meno (+5%) è quella della carne e dei prodotti a base di carne, per un valore di 69 milioni di euro.
 La categoria dei lattiero caseari è cresciuta del 13% a € 45.000.000
Nel 2009 l’84,9% dei belgi ha acquistato almeno una volta un prodotto biologico, con una crescita di oltre 5 punti rispetto al 2008.
Il 17% della popolazione è classificata come acquirenti frequenti (biokopers, con acquisti biologici almeno ogni 10 giorni); questa categoria rappresenta l’80% di tutti i consumatori di prodotti biologici ed è in crescita.  Nelle Fiandre, il numero di acquirenti frequenti è l’85,1%, leggermente superiore alla media nazionale. Le frequenze sono articolate anche in misura significativa secondo le categorie di prodotto. Il gruppo degli acquirenti di ortaggi biologici vale il 50% del totale, e  l'ultimo anno ha avuto un’enorme crescita, indicando che metà dei Belgi compra almeno occasionalmente verdura biologica. Il secondo gruppo di acquirenti è quello dei prodotti lattiero-caseari, e interessa quasi il 30% del totale; il terzo è quello degli acquirenti di frutta, che vale il 28% del totale ed è anch’esso in rapida crescita.
Per quanto riguarda le altre categorie merceologiche, il 18% dei belgi ha acquistato almeno occasionalmente pane e prodotti da forno biologici nel 2009. Aumentano leggermente le quote dei consumatori di uova  (da 12 a 13% nel 2009) e di carne (da 11 a 12%).
Gli acquirenti di carne, sostituti della carne e pollame e patate variano dal 5% all’8%.
In cifre assolute, le categorie più rappresentate sono quelle delle famiglie benestanti con figli e quella dei pensionati a reddito medio alto e alto, che assieme rappresentano circa metà degli acquirenti. La categoria per cui si prevede una maggiore espansione è la prima.
Sono rappresentate sotto la media nazionale le famiglie a reddito basso con bambini (per le quali, in relazione alle condizioni economiche generali non è probabile un aumento a breve del volume di acquisti) e i single sotto i 40 anni, al contrario di quelli sopra i 40 anni, che pesano per consumo biologico più del loro peso statistico nazionale.
I prodotti biologici sono in media più costosi di quelli non biologici di un terzo. Questa differenza di prezzo tende a essere complessivamente stabile negli ultimi anni, ma ci sono notevoli differenze di prezzo tra prodotto a prodotto, col picco delle uova, che nel 2009 sono state del 76% più care di quelle convenzionali
Il prodotto biologico con la minor differenza di prezzo è l'hamburger vegetale (+19%).
Per lo yogurt e il formaggio, il differenziale di prezzo è stabile, rispettivamente al 30% e 37% nel 2009, mentre quello del latte parzialmente scremato è aumentato di tre quarti.
rispettivamente.
I pomodori costano circa un terzo più dei convenzionali; le patate (soggette a maggiori fluttuazioni di prezzo) l’82%; la carne di pollo nel 2009 è scesa di prezzo ai livelli del 2007, con un differenziale rispetto al convenzionale del 71%. Il differenziale di prezzo per il pane biologico è stato abbastanza stabile negli ultimi anni (31% nel 2009).
La quota di mercato delle versioni biologiche è molto diversa da prodotto a prodotto. Quelli con la maggior penetrazione sono i sostituti della carne, con quasi il 24%, le uova (7,5% del mercato di categoria), ortaggi (4,2%) e pane (2,6%). La carne è il fanalino di coda con lo 0,4%.
Quasi un acquirente su due ha acquistato i suoi prodotti biologici nei supermercati convenzionali (Hyper Carrefour, Delhaize, Colruyt, Cora, Match, Makro, Champion), che propongono gamme biologiche di diversa ampiezza e profondità e rappresentano il canale di vendita principale in termini di volume e fatturato,
L'altra metà degli acquisti avviene nei circa 350 negozi specializzati, negli spacci di vendita diretta, nei mercati su area pubblica e nei supermercati di vicinato (Delhaize AD / City / Proxi, Carrefour Express, Okay, Smatch, Spar, Fresh Cash ...).
Il peso dei negozi specializzati (50 dei quali con superficie superiore a 200 mq), compresa la catena di 7 supermercati biologici Bioplanet di proprietà del gruppo Colruyt (presente con superfici da 600 a 1.100 mq a Lovanio, Brugge, Mechelen, Itterbeek, Gent, Kortrijk e Turnhout, con previsione di altre aperture nel sud del Paese) e i follower Sequoia, Bioshop (25 pdv) e Origin'O (5 pdv), vale il 30% del mercato.
Il terzo supermercato biologico a insegna Sequoia (800 m² per 8.000 referenze, compreso il non food)  è stato inaugurato il 7 ottobre Si trova a Waterloo, a 10 km a sud del centro di Bruxelles. L’azienda ha in programma l’apertura di circa  30 nuovi punti vendita nei prossimi dieci anni, alcuni dei quali potrebbero essere in franchising.

Nonostante la presenza di più catene a livello nazionale, nella città Bruxelles mancano  moderni supermercati biologici. I molti politici di tutti i paesi dell'UE, le migliaia di dipendenti della Commissione, l'esercito di lobbisti e di persone che lavorano negli uffici dell'Unione europea non hanno a disposizione un negozio biologico che soddisfi gli standard più avanzati
Bassa la quota detenuta dai discount (Lidl e Aldi), che supera di poco il 3%, contro il 17% dell’alimentare belga nel complesso.
Il peso dei punti vendita despecializzati di vicinato e la vendita diretta l'anno scorso hanno visto ridursi la loro quota, mentre quella dei mercati in area pubblica è rimasta sostanzialmente stabile.
I prodotti biologici sono offerti anche attraverso l’e-commerce e possono essere ordinati via web dai clienti Colruyt e ritirati presso i 157 supermercati della catena.

Sono presenti numerosi piccoli grossisti e distributori regionali e locali. I due principali operatori a livello nazionale sono BioFresh e Hagor-Bioservice (quest’ultimo fa parte del gruppo Wessanen e lavora a stretto contatto con l’olandese Natudis).
I prodotti alimentari belgi generalmente hanno una buona reputazione internazionale. Ma la maggior parte delle aziende biologiche e delle imprese di trasformazione è relativamente piccola e assai diversificata, il che rende difficile al settore nazionale competere con le grandi imprese estere. Il mercato belga dev’essere visto in stretta relazione al mercato europeo circostante. Se la domanda sul mercato inglese o tedesco è molto elevata, i produttori belgi hanno non solo un’opportunità di esportazione in più, ma anche una minor concorrenza delle merci importate.
L’eccellente infrastruttura viaria e le dimensioni contenute del Paese , assieme alle dimensioni limitate della produzione domestica in relazione alla domanda fanno sì che i prodotti importati coprano una parte importante del mercato delle materie prime e dei prodotti finiti, con quote estremamente significative di prodotti importati dai Paesi Bassi, da Francia e Germania. Anche se si stima che il 50% dei prodotti freschi venduti nella GDO sia d’origine estera, non sono disponibili cifre esatte su importazione ed esportazione di prodotti biologici: come negli altri Paesi i codici doganali non sono differenziati e né il ministero agricolo, né l'Istituto Nazionale di Statistica sono in grado di fornire cifre. L'Università di Gand e il governo fiammingo avevano cercato nel 2007 di quantificare i flussi in entrata e in uscita,  ma senza successo.

È in fase di sviluppo anche la ristorazione con prodotti biologici. La catena Le Pain Quotidien (un centinaio di locali in 14 Paesi, tra cui 25 in Belgio) ha cominciato ad acquistare grano biologico nel 2005 (ora ne consuma oltre 1200 tonnellate l'anno), e via via ha aumentato la quota, offrendo ora pane, pasticceria dolce e salata, sandwich, insalate e bevande calde e fredde biologiche.  convertendo sempre più al biologico. È felice di comunicare che, per esempio, poco tempo fa hanno de-elencati Coca-Cola, ed è stato sostituito da una limonata fatta in casa che essi stessi producono.
I prodotti da forno in Belgio sono prodotti centralmente a Ninove, 30 km a ovest dal centro di Bruxelles, e consegnato ogni giorno per i negozi. Sig. De Landtsheer è orgogliosa del fatto che la società è il più grande utilizzatore di grano biologico in Belgio
 
La spesa pubblica per il settore biologico nel 2009 è ammontata a 3,5 milioni di euro, allo stesso livello del 2008. È cambiato però l’utilizzo:  le risorse per la promozione sono scese a una quota pari all'8% della spesa totale, mentre quelle destinate alla ricerca e all’organizzazione del settore sono aumentate al 24%. Il calo delle risorse destinate alla promozione è legato alla conclusione di una campagna cofinanziata dall’Unione europea. L'importo del sostegno alle aziende pagato nel 2009 (annata agricola 2008) è sceso del 6% e ammonta a € 656.181.

Tra le iniziative promozionali spicca la Semaine Bio organizzata da sei anni da BioForum in Vallonia e a Bruxelles, con 200 iniziative tra mercatini, porte aperte nelle aziende, degustazioni, conferenze, dibattiti ecc.


Tra i punti di forza per imprese interessate ad accedere al mercato belga, va ricordato:
 
  • C’è una tendenza crescente verso un’alimentazione sana e salutare, a cui i prodotti biologici si adattano perfettamente
  • C’è un crescente interesse per la produzione eco-sostenibile, ed è sempre più noto e accettato che l'agricoltura biologica è più eco-compatibile rispetto a quella convenzionale
  • Il valore del mercato dei prodotti biologici cresce ogni anno dal 10% al 15%.
  • La maggior parte dei supermercati tratta prodotti biologici, ampliando la penetrazione di mercato e la conoscenza del consumatore, stimolando le vendite anche negli altri canali
  • Il Belgio è un paese molto piccolo, con una rete stradale molto estesa: l’importazione da altri Paesi europei è molto facile.
  • Pochi agricoltori si convertono all'agricoltura biologica, a causa di problematiche economiche e finanziarie, sociali e pratiche.

D'altra parte, sono evidenti anche alcuni punti deboli:
  • La tendenza dei produttori alimentari convenzionali a spacciarsi per “sani” o “naturali”
  • Il prezzo dei prodotti biologici è relativamente alto rispetto a quello dei prodotti convenzionali. Ciò non è un  ostacolo per il mantenimento dell’attuale quota di mercato, in quota significativa espressa da consumatori fidelizzati, né al regolare sviluppo (tant’è che l’andamento delle vendite è in costante incremento), ma ostacola la prospettiva di trasformare in fenomeno di massa il consumo biologico (tale criticità è peraltro assai relativa, stante il fatto che neppure la produzione vede come immediata la possibilità di trasformarsi in settore di massa).


Considerazioni finali

È lecito attendersi che se i consumi biologici non hanno affatto risentito della recessione che ha colpito il Paese nel 2009 (PIL a –2,7%), la domanda interna continuerà a maggior ragione a svilupparsi nel 2010 e nel 2011, anni per i quali la previsione della crescita annua dell’economia si attesta all’1,5%, per poi aumentare fino al 2% successivamente.
Il KOF Index 2010 conferma per il settimo anno consecutivo il Belgio come Paese più globalizzato al mondo (prima di Austria, Olanda e Svizzera); nei primi sei mesi del 2010 le esportazioni hanno registrato un aumento del 16,98 % e le importazioni del 15,95 % (il tasso di crescita delle importazioni dai Paesi membri della zona euro è aumentato del +15,9%, nei primi sei mesi del 2010, rispetto al –23,1 % dello stesso periodo dell’anno precedente). Prodotti di provenienza estera non si trovano quindi a scontarsi con barriere protezionistiche psicologiche e possono spiegare le loro carte il termini di qualità e servizio.
Più che dall’economia, motivi di preoccupazione possono tutt’al più venire dalla politica, con l’accentuarsi negli ultimi anni dell’antica tensione tra Fiandre e Vallonia, che ha condotto a instabilità (alle elezioni 2010 i separatisti del N-Va (Nuova alleanza fiamminga) hanno conquistato per la prima volta il primo posto nelle Fiandre).
Il mercato biologico è ben strutturato con rilievo della grande distribuzione, ma anche catene di supermercati bio in fase di espansione, grossisti specializzati in grado di fornire capillarmente il retail indipendente e presenza di una rilevante ristorazione commerciale.
Le dimensioni del mercato sono lontane da quelle tedesche, ma il trend è più positivo, con una positiva propensione agli alimenti salutistici e alle produzioni eco-compatibile rispetto a quella convenzionale.